Al Musap di Napoli la presentazione del libro “Giorgia, la figlia del popolo”. Con Sangiuliano e D’Errico un confronto sulla leadership della premier, il consenso elettorale e le nuove dinamiche della politica italiana.

Perché Giorgia Meloni continua a piacere agli italiani? Quali sono le ragioni di un consenso che sembra resistere anche alle difficoltà e alle inevitabili contraddizioni dell’azione di governo? A queste domande ha cercato di rispondere Italo Bocchino, autore del volume “Giorgia, la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani”, edito da Solferino, presentato ieri mattina al Musap, il Museo Artistico Politecnico di Napoli.

 

Un appuntamento che ha offerto l’occasione per approfondire uno dei fenomeni politici più significativi degli ultimi anni: l’affermazione di Giorgia Meloni e la sua capacità di costruire un rapporto diretto con l’elettorato, andando anche oltre i confini tradizionali della destra.

 

A moderare il dibattito è stato Gerardo Ausiello, vicedirettore de Il Mattino, che ha guidato il confronto ponendo l’accento sulla personalità della presidente del Consiglio, sul suo percorso umano e politico e sulla capacità di interpretare i cambiamenti della società italiana.

 

Nel corso dell’incontro, Ausiello ha evidenziato come il libro intrecci la vicenda biografica della premier con aspetti meno conosciuti della sua storia personale e politica, soffermandosi sulla nascita di una leadership che, secondo l’autore, rappresenta un’espressione destinata a lasciare il segno nel panorama nazionale. Da qui anche una provocazione rivolta ai presenti: «Giorgia Meloni è il Maradona della politica?».

 

Una domanda alla quale Bocchino ha risposto spostando l’attenzione dal personaggio politico al fenomeno che ne accompagna l’ascesa. «Io sono appassionato del melonismo, non di Giorgia Meloni», ha precisato, spiegando che il successo della premier si fonda soprattutto su una particolare sintonia emotiva con una parte consistente del Paese. «Il melonismo è una connessione emotiva che si è creata tra il popolo e Giorgia Meloni».

 

Secondo Bocchino, proprio questo rapporto rappresenta uno degli elementi determinanti della sua forza politica: un legame che non si esaurisce nella valutazione dei singoli provvedimenti governativi, ma trova radici in un sentimento di identificazione e riconoscimento personale.

 

Al centro di questa interpretazione c’è anche la storia della premier, dalle difficoltà familiari agli anni trascorsi nel quartiere romano della Garbatella. Un percorso che, secondo l’autore, ha contribuito a costruire un’immagine politica vicina alla gente comune e capace di parlare a un elettorato più ampio rispetto a quello tradizionalmente legato alla destra. «Meloni sostituisce l’ideologia con l’identità», ha sottolineato Bocchino, individuando in questa trasformazione una delle chiavi della sua affermazione.

 

Un’analisi che ha trovato ulteriori spunti nell’intervento di Gennaro Sangiuliano, giornalista e scrittore, oggi capogruppo dell’opposizione di centrodestra in Consiglio regionale, che ha posto l’accento sulla capacità della presidente del Consiglio di entrare in sintonia con il sentimento nazionale.

 

«È una figlia del popolo perché sa stare in sintonia con gli italiani, con l’italianità più profonda», ha affermato Sangiuliano. Una sintonia che, a suo giudizio, potrebbe rappresentare la base per una trasformazione più ampia di Fratelli d’Italia, chiamato a superare i propri confini originari per diventare un soggetto politico capace di raccogliere sensibilità e tradizioni differenti. «Fratelli d’Italia sta diventando il partito degli italiani», ha osservato.

 

Di diverso accento, ma altrettanto significativa, la riflessione di Enzo d’Errico, editorialista del Corriere della Sera, che ha riconosciuto alla premier una leadership solida, capace di valorizzare la propria storia politica e, contemporaneamente, di aggiornare linguaggi e strumenti della comunicazione.

 

D’Errico non ha però risparmiato alcune osservazioni critiche, individuando tre questioni ancora aperte: la difficoltà di costruire una vera egemonia culturale, la tendenza a privilegiare il proprio perimetro identitario e una limitata attenzione alle problematiche del Mezzogiorno.

 

Nel suo intervento ha inoltre evidenziato come l’affermazione di Meloni abbia messo in luce alcune fragilità del Partito democratico, nato dall’incontro di culture politiche diverse che, nel tempo, non sarebbero riuscite a trovare una piena e definitiva sintesi.

 

Il confronto al Musap ha così restituito un quadro articolato della leadership di Giorgia Meloni, mettendo a confronto letture differenti sulle ragioni del suo consenso e sulle prospettive future della sua esperienza politica.

 

Al di là delle diverse valutazioni, il tema centrale resta la capacità della presidente del Consiglio di mantenere un rapporto riconoscibile con una parte significativa dell’elettorato e di trasformare la propria identità personale in una proposta politica.

 

La vera sfida, tuttavia, sarà quella di andare oltre il consenso consolidato, dimostrando di saper rappresentare un Paese articolato e complesso, dalle diverse sensibilità territoriali e culturali. È proprio su questo terreno che si misurerà la capacità del melonismo di trasformarsi da fenomeno politico e identitario in un progetto di governo capace di parlare a tutti gli italiani.