Dallo sciopero promosso dall’Usb un corteo pacifico e partecipato che ha attraversato la città fino al porto. Le saracinesche abbassate dai commercianti in segno di solidarietà. In piazza anche le madri accanto ai figli e gli studenti al fianco dei sindacati: un messaggio forte alle istituzioni.
Oltre 20mila persone in strada per dare voce a un disagio sociale che attraversa lavoratori, famiglie, giovani e piccoli commercianti. Napoli ha risposto con una manifestazione ampia e partecipata allo sciopero proclamato dall’Usb contro il carovita, il caro carburanti e il progressivo impoverimento dei salari. Un corteo pacifico, caratterizzato da slogan, striscioni e momenti di forte partecipazione, che ha attraversato la zona industriale della città fino a raggiungere il porto.
Una mobilitazione che ha assunto il significato di una protesta collettiva, capace di mettere insieme diverse generazioni e categorie sociali. Accanto ai lavoratori, gli studenti, le madri che hanno accompagnato i propri figli, cittadini e rappresentanti del mondo del commercio. Un’immagine significativa di una città che chiede risposte concrete davanti all’aumento del costo della vita e alle difficoltà quotidiane di tante famiglie.
Il messaggio rivolto al Governo e alle istituzioni è stato chiaro: stipendi che non riescono più a sostenere le spese essenziali, carburanti sempre più onerosi, affitti difficili da affrontare e un potere d’acquisto che continua a essere al centro delle preoccupazioni sociali.
Tra le presenze più significative quella dei piccoli commercianti e dei titolari di botteghe che, in segno di solidarietà, hanno scelto di abbassare le saracinesche. Un gesto simbolico, ma dal forte valore sociale, per sottolineare come la crisi non riguardi soltanto una singola categoria, ma coinvolga l’intero tessuto economico cittadino.
A spiegare le ragioni della partecipazione è stato Gigi Lista, presidente di «Autonomia Napolitana» e ristoratore, che ha preso parte alla manifestazione insieme al movimento, riconoscibile per lo striscione giallo con scritte nere.
«Questa non è una lotta di categoria, ma una guerra di popolo contro l’insostenibilità della vita quotidiana. Non è più possibile lavorare dieci ore al giorno e ritrovarsi comunque indebitati, senza riuscire a pagare un affitto, sostenere un mutuo o fare il pieno di carburante. La vita è diventata troppo costosa e, soprattutto, ci stanno rubando il tempo. Non possiamo più accettarlo», ha dichiarato Lista.
Il presidente di Autonomia Napolitana ha poi richiamato l’attenzione sulla condizione delle piccole attività commerciali, sempre più esposte alle difficoltà economiche.
«I soldi che produciamo con il nostro lavoro, con il nostro tempo e con il nostro impegno non possono trasformarsi in risorse che non ricadono sul territorio e sulle persone che ogni giorno contribuiscono a creare ricchezza. Abbiamo voluto esserci perché questa situazione sta mettendo in ginocchio tutti. Siamo sulla stessa barca e sentiamo il dovere di far sentire la nostra voce».
Una partecipazione che ha voluto esprimere anche vicinanza alle rivendicazioni dei lavoratori e delle famiglie. «Il nostro è un gesto di protesta, ma anche un modo per dimostrare che non siamo indifferenti. È una mobilitazione che riguarda l’intera comunità, non soltanto chi lavora in un determinato settore», ha aggiunto.
Particolare anche l’iniziativa simbolica promossa dal movimento: «Abbiamo chiesto ai pastori di realizzare un pastore scioperante, per raccontare attraverso la tradizione napoletana questo momento storico e testimoniare il nostro sostegno alla protesta».
La manifestazione si è conclusa in piazza del Plebiscito, dove un centinaio di partecipanti si è trattenuto per proseguire con canti e cori. La maggior parte del corteo si era già sciolta dopo aver raggiunto il varco Bausan, nell’area portuale, mentre alcuni gruppi hanno fatto ritorno verso il centro percorrendo via Marina.
Resta il significato di una giornata che ha portato nelle strade di Napoli una domanda di maggiore attenzione alle condizioni economiche e sociali dei cittadini. Studenti, lavoratori, commercianti e famiglie hanno condiviso uno stesso spazio di protesta, facendo emergere un disagio che va oltre le singole rivendicazioni sindacali.
Oltre ventimila presenze, secondo gli organizzatori, per chiedere salari adeguati, maggiore potere d’acquisto e condizioni di vita dignitose. Una piazza che ha scelto di farsi sentire e che affida ora alle istituzioni una richiesta precisa: trasformare le parole in interventi concreti.
di Mario Orlando