A 18 anni dai fatti arriva una nuova condanna. La difesa annuncia il ricorso in Cassazione: «Nonno voleva evitare lo scontro e tutelare la comunità»

«Marco Nonno non ha mai avuto l’intenzione di devastare, né di alimentare violenze. La sua presenza a Pianura, durante i giorni drammatici della protesta contro la discarica, era legata alla volontà di rappresentare i cittadini e, soprattutto, di evitare che una situazione già incandescente potesse trasformarsi in una tragedia».

È questa la ricostruzione che la difesa dell’ex consigliere regionale propone all’indomani della sentenza della Corte di Appello di Napoli, che ha condannato Nonno a cinque anni e quattro mesi di reclusione nell’ambito del processo sugli scontri del 2008.

Una vicenda giudiziaria lunga diciotto anni, complessa e ancora non conclusa. La sentenza pronunciata dalla seconda sezione penale della Corte di Appello di Napoli ha riconosciuto Nonno responsabile anche del reato di devastazione, dopo che nel precedente giudizio d’appello era stato assolto da questa contestazione e condannato a due anni per resistenza a pubblico ufficiale.

Ma proprio su questo punto la difesa intende continuare la propria battaglia nelle sedi giudiziarie. L’avvocato Sergio Cola ha annunciato il ricorso in Cassazione, sottolineando che, a suo giudizio, nel processo non sarebbero state adeguatamente considerate alcune testimonianze ritenute decisive.

«Nonno – sostiene la difesa – era un consigliere comunale e in quella fase drammatica sentiva il dovere di stare accanto ai cittadini. Non era lì per distruggere, ma per cercare una soluzione. Il suo obiettivo era impedire che la protesta degenerasse e che potessero verificarsi conseguenze ancora più gravi».

La protesta di Pianura si inseriva in uno dei momenti più difficili dell’emergenza rifiuti che colpì Napoli e la Campania. La decisione di riaprire la discarica di contrada Pisani provocò una forte opposizione nel quartiere, dando origine a giornate di tensione e a violenti scontri.

«Bisogna separare – viene sottolineato dalla difesa – la protesta dei cittadini dalle azioni di chi eventualmente commise episodi di violenza. Non si può automaticamente attribuire a chi cercava di rappresentare una comunità la responsabilità di tutto ciò che accadde in quelle giornate».

Nel corso del procedimento sono state richiamate anche testimonianze di esponenti politici, giornalisti e appartenenti alle forze dell’ordine. Secondo quanto riferito dal legale, alcune di queste testimonianze avrebbero descritto Nonno come impegnato a mantenere una protesta pacifica e, in alcuni momenti, a favorire l’intervento delle forze dell’ordine contro i soggetti più facinorosi.

È questo uno degli elementi sui quali la difesa intende concentrare il nuovo ricorso. «Ci sono state persone – afferma il legale – che hanno partecipato direttamente a quelle giornate e che hanno raccontato una realtà diversa da quella che emerge dall’accusa».

La sentenza odierna, tuttavia, rappresenta allo stato l’esito del secondo processo d’appello e ha riconosciuto la responsabilità di Nonno anche per la devastazione. La pena complessiva è stata fissata in cinque anni e quattro mesi, comprendendo i due anni già stabiliti per la resistenza a pubblico ufficiale e i tre anni e quattro mesi per la nuova contestazione.

Ma il procedimento non è ancora arrivato alla sua conclusione definitiva. La difesa ha infatti già annunciato il ricorso alla Suprema Corte, in attesa anche delle motivazioni della sentenza d’appello.

«Dopo diciotto anni – sostiene la difesa – resta una domanda fondamentale: quale fu realmente il ruolo di Marco Nonno in quelle giornate? La nostra tesi è chiara: fu quello di un rappresentante politico che cercò di interpretare il disagio di una popolazione esasperata e di impedire che la protesta producesse conseguenze ancora più drammatiche».

La vicenda di Pianura rimane così una pagina dolorosa della storia recente di Napoli. Da una parte ci sono gli scontri, le barricate e le violenze che caratterizzarono quei giorni; dall’altra c’è la posizione di chi, come Nonno, sostiene di avere partecipato alla mobilitazione con l’obiettivo di difendere le ragioni dei cittadini e di mantenere il controllo della protesta.

«Marco Nonno – conclude la difesa – non ha mai avuto come obiettivo la devastazione. Ha difeso una comunità, ha cercato il dialogo e ha tentato di evitare che la tensione sfociasse in un massacro. Sarà ora la Cassazione a valutare nuovamente il caso e a stabilire, alla luce degli atti e delle motivazioni, la corretta interpretazione dei fatti».

Un capitolo, dunque, che resta aperto. A diciotto anni da quei drammatici giorni di Pianura, la parola passa ancora una volta alla giustizia.

di Mario Orlando