Il compleanno del giovane cronista ucciso dalla camorra diventa un momento di memoria e impegno. Il contest “Giancarlo scriverebbe di…” coinvolge ragazzi e associazioni

«Buon compleanno, Giancà». È un augurio che arriva dal cuore e che, ancora una volta, trasforma il ricordo di Giancarlo Siani in un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni. Il giornalista de Il Mattino, ucciso dalla camorra a soli 26 anni per il suo impegno professionale e per le sue inchieste, avrebbe compiuto 67 anni il 19 settembre.

Davanti all’ingresso della Torre Francesco, sede de Il Mattino, si è rinnovato l’appuntamento organizzato per ricordare Siani nel giorno del suo compleanno. Una torta caprese, un brindisi e tanti cartelli di auguri hanno accompagnato una giornata dedicata alla memoria, ma soprattutto al valore dell’informazione libera e al coraggio di raccontare ciò che accade sul territorio.

Per il quindicesimo anno, associazioni, giornalisti, giovani e cittadini hanno scelto di celebrare così Giancarlo, trasformando il suo ricordo in un’occasione di confronto e partecipazione. Presenti i ragazzi di Radio Siani, Libera e dell’associazione Contro la camorra, insieme a numerosi rappresentanti del mondo del giornalismo e delle istituzioni.

Particolarmente emozionante è stata la lettura del testo scritto da Greta, appena undici anni, la più giovane partecipante al contest “Giancarlo scriverebbe di…”. Una voce giovane che ha scelto di raccontare il proprio territorio, Giugliano, mettendo in evidenza le ferite provocate dai roghi, dall’inquinamento e dalla criminalità.

«Il mio territorio dovrebbe essere conosciuto per la mela annurca, ma troppo spesso viene raccontato per i roghi e per la camorra», è il senso del suo intervento. Parole semplici, ma capaci di porre interrogativi profondi e di ricordare quanto sia importante dare voce anche alle nuove generazioni.

Il contest nasce proprio con questo obiettivo: chiedersi cosa avrebbe raccontato oggi Siani e affidare ai giovani, ai cittadini e a chi ama il giornalismo il compito di continuare a osservare la realtà con attenzione e spirito critico.

«Giancarlo rappresenta il giornalista che non si arrende, quello che cerca la verità anche quando raccontarla è difficile», sottolineano gli organizzatori. «Il suo esempio continua a parlare soprattutto ai giovani cronisti, perché insegna che fare informazione significa assumersi una responsabilità nei confronti della collettività».

Nel corso dell’iniziativa è stato ricordato anche il valore dell’impegno contro l’omertà e l’illegalità. «Il coraggio di raccontare la verità, la lotta contro il silenzio, la difesa dei valori e il contrasto alla criminalità sono ancora oggi le eredità più importanti lasciate da Giancarlo», è stato ribadito durante la manifestazione.

Giuseppe Ruocco, dell’associazione Contro la camorra, ha sottolineato il significato dell’appuntamento: «Giancarlo è stato tolto al mondo e a tutti noi, ma il suo esempio continua a vivere. Non possiamo ricordarlo soltanto nel giorno del suo assassinio. Dobbiamo continuare a parlare del suo impegno e della sua capacità di rivolgersi alla gente e alle istituzioni».

E proprio per questo, secondo gli organizzatori, il contest rappresenta una vera e propria provocazione giornalistica. «Abbiamo voluto chiederci cosa scriverebbe oggi Giancarlo», spiega Giuseppe Scognamiglio di Radio Siani. «Attraverso gli articoli dei partecipanti proviamo a raccontare realtà, problemi e storie che spesso rischiano di non trovare spazio. È un modo per mantenere vivi i suoi valori».

Tra gli elaborati presentati anche quello di Emilio Vittozzi, dedicato alle giovani vittime della violenza, con il ricordo di Santo Romano e Francesco Pio Maimone. Storie diverse, ma accomunate dalla perdita di giovani vite e dalla necessità di interrogarsi sulla violenza e sulla responsabilità della società.

Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, il segretario campano di Polis Enrico Tedesco, il deputato Francesco Emilio Borrelli, il presidente di AsCenDeR Geppino Fiorenza e numerosi colleghi e amici di Siani.

Per don Tonino Palmese, responsabile della Fondazione Polis della Regione Campania, la memoria rappresenta una forma concreta di vicinanza alle vittime innocenti: «Aiutare le vittime significa fare in modo che il loro sacrificio non venga dimenticato. La memoria non deve essere soltanto commemorazione, ma deve diventare impegno».

E aggiunge: «Abbiamo scelto di celebrare anche i momenti della vita delle vittime innocenti. Festeggiare il compleanno di Giancarlo non significa dimenticare la tragedia della sua morte, ma affermare che il suo esempio continua a vivere».

Il ricordo diventa così futuro. Siani resta il giovane cronista con la sua Mehari, il taccuino, le inchieste e quella voglia instancabile di capire e raccontare. Ma soprattutto resta un riferimento per chi oggi si affaccia alla professione giornalistica.

«Giancarlo è ancora con noi», è il messaggio che attraversa la giornata. «È vivo nelle parole di chi racconta, nei giovani che scelgono di non voltarsi dall’altra parte e in tutti coloro che considerano la libertà di informazione un valore da difendere».

E allora quel «Buon compleanno, Giancà» non è soltanto un ricordo. È un impegno collettivo. Perché, come recita lo slogan dedicato alle vittime innocenti di camorra e mafia, «non muore mai chi lotta per la verità».

di Mario Orlando