Intervista al Presidente Lucio Aschettino, “Professionista della Giustizia Italiana”

A Cura di Valentina Busiello:

Il Presidente Lucio Aschettino di Sezione attuale Coordinatore della Sezione GIP/GUP del Tribunale di Nola. Una carriera Giuridica affascinante con lo sguardo rivolto al contesto internazionale.

Presidente Lucio Aschettino ci parla della sua carriera e di come ha inteso promuovere un modello organizzativo negli uffici?

È opportuno sottolineare, la mia carriera professionale è di fatto andata avanti di pari passo con l’impegno nella politica Associativa della Magistratura. Ho sempre immaginato il ruolo del Magistrato che non possa essere disgiunto dall’impegno anche in quei settori che sono non strettamente legati all’attività Giudiziaria, ma di interlocuzione con le altre istituzioni su temi che sono propri della Giustizia.
Nell’ambito della Magistratura questa interlocuzione non può che essere svolta da quello che è l’organismo rappresentativo dei magistrati ossia l’Associazione Nazionale Magistrati alla quale sono iscritti oltre il 90% dei Magistrati.

Quale è il ruolo della ANM in Italia?

L’ANM costituisce una realtà unica in Europa e nel Mondo perchè in tutti gli altri Paesi con una democrazia avanzata, penso all’Inghilterra, alla Germania, alla Francia solo per fare un esempio per esempio ci sono piu’ Associazioni Nazionali Magistrati che rappresentano varie categorie, quella dei Giudici, dei Pubblici Ministeri; ancora negli Stati Uniti esiste un’Associazione che rappresenta i Giudici Federali, e un’altra che rappresenta invece i Giudici dei singoli Stati. In definitiva solo in Italia abbiamo un’Associazione che è rappresentativa effettivamente di tutta la Magistratura Ordinaria che costituisce un soggetto politico molto significativo che ha sempre interloquito con le altre istituzioni, prime tra tutte il Governo e il Ministro della Giustizia, sui temi fondamentali della giustizia e dei diritti fondamentali dei cittadini che rimandano al catalogo dei valori costituzionali di cui è Giudici sono i custodi in uno stato democratico.
Ma torniamo alla sua personale esperienza.
Tornando alla mia esperienza ricordo che a cavallo tra gli anni 90 e 2000 sono stato eletto per due volte consecutive al comitato direttivo centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati, componendo la Giunta esecutiva centrale, ossia l’organo esecutivo della ANM, per diversi anni e con ben cinque differenti presidenze, e ricoprendo di fatto tutti gli incarichi di vertice tra i quali quello di Segretario Generale. Al termine dei due mandati, come prevede lo statuto della ANM, non mi sono più candidato ma il mio impegno associativo si è trasferito su altri versanti infatti sono stato eletto membro del consiglio Superiore della Magistratura nella consiliatura 2014/2018.

Cosa ci dice della sua esperienza al CSM?

Si è trattata di un’esperienza molto importante sotto il profilo della conoscenza ordinamentale ma anche sotto il profilo della capacità di interlocuzione con il mondo della politica e con le differenti sensibilità ideali che la caratterizzano. Come è noto infatti il Consiglio Superiore della Magistratura è composto anche da membri laici che vengono eletti dal Parlamento in Seduta Comune e che sono espressione delle differenti opzioni culturali che siedono in Parlamento. Nello specifico va ricordato che noi togati in consiglio ci siamo confrontati con personalità politiche di assoluto rilievo con una storia personale di grande spessore per aver ricoperto cariche istituzionali di primissimo piano quale quella di Ministro, Sottosegretario, Vicepresidenti della Camera, Viceministro ecc. . Abbiamo avuto dunque la necessità di misurarci con logiche ed approcci che non appartengono alle modalità di azione politica dei magistrati il che, naturalmente ha comportato più di una difficoltà. Nello specifico di cosa si è occupato al CSM. Nell’ambito dell’esperienza Consiliare mi sono occupato di nomine apicali in qualità prima di componente e poi di presidente della Quinta Commissione. In tale veste ho seguito un numero eccezionale di concorsi, oltre cinquecento nei primi due anni di consiliatura circa il triplo di quelle che di solito si concludono. Si è tratato di uno sforzo notevolissimo che si è imposto per la modifica dell’età pensionabile dei magistrati ridotta da 75 a 70 anni senza alcuna norma transitoria. Questa modifica ordinamentale ha di fatto azzerato i vertici di oltre 80% degli uffci giudiziari italiani e di oltre il 90% di della Suprema Corte di Cassazione. Si è trattato dunque di un impegno molto intenso non privo di insidie. Nei due anni successivi del mandato consiliare mi sono dedicato soprattutto all’attività internazionale del Consiglio avendo ricoperto nel 2017 e nel 2018 il ruolo di Vicepresidente della nona Commissione che si occupa della formazione dei Magistrati italiani e dei rapporti della Magistratura italiana con le istituzioni Giuridiche e Giudiziarie internazionali. In questa veste ho avuto contatti con tutte le istituzioni internazionali che vanno da Eurojust, al Consiglio Consultivo dei Giudici Europei, al Consiglio Consultivo dei Pubblici Ministeri Europei, a vari Consigli di Giustizia di altri Paese quali l’Argentina, il Belgio, la Mongolia, la Cina. Ho anche seguito la formazione dei Magistrati di altri Paesi come ad esempio quella dei Magistrati Albanesi di quelli del Kossovo in virtù di accordi bilaterali tra il Consiglio Italiano e quello di questi Paese che guardano al sistema giudiziario italiano come un modello da seguire e da realizzare.

Parlare dell’attività internazionale svolta al Consiglio mi consente di introdurre un altro profilo della mia esperienza professionale quella maturata negli oltre 20 anni in cui ho fatto parte quali ho fatto parte della “Unione Internazionale Magistrati” ricoprendo il ruolo di vice segretario generale. Che cos’è l’Unione Internazionale Magistrati?

È un’Associazione che raccoglie le Associazioni Nazionali Magistrati di 93 Paesi nel Mondo. In questa Associazione sono rappresentati quasi tutti i paesi europei per la precisione 53 paesi, ci sono poi Paesi dell’America Latina, dell’Africa, dell’America del Nord e dell’Asia. L’Unione Internazionale Magistrati si compone poi di 4 gruppi regionali che rappresentano i vari continenti i quali eleggono un presidente, I 4 presidenti concorrono a comporre un Comitato di Presidenza che vede al suo vertice un Presidente di tutta l’associazione che è attualmente un collega Australiano. Sono dunque arrivato a maturare l’esperienza internazionale al CSM anche grazie a quella maturata all’interno della UIM. Terminato l’impegno in Consiglio ho dunque continuato ad impegnarmi nell’Associazione Internazionale sebbene nell’ultimo anno con modalità da remoto per l’evidente emergenza sanitaria.

Presidente Aschettino in questo contesto di meeting internazionale, l’incontro personale, è fondamentale rispetto ad un incontro in Conference Call?

L’incontro personale ha naturalmente una valenza differente perché lo scambio di esperienze matura nei momenti di interlocuzione che avvengono al di fuori degli impegni istituzionali, durante il tempo libero.

Ma quale è lo scopo e l’attività della UIM?

È quello di confrontare i sisitemi giudiziari per cercare di migliorarli e soprattutto quello di innalzare gli standard di indipendenza ed autonomia della magistratura di ciascun paese, Per fare ciò ci riuniamo annualmente in gruppi di lavoro. Un gruppo che si occupa del penale, uno del civile, uno del Diritto del lavoro, uno delle Questioni Ordinamentali si individua un oggetto di discussione e si mettono a confronto le varie esperienze per individuare modelli condivisi da tutti.

Come si entra a far parte della UIM?

Come ho anticipato della Associazione fanno parte le associazioni nazionali magistrati di 93 Paesi.Quanto una associazione chiede di diventare membro dell’Unione deve dimostrare di avere alti standard di rappresentatività dei magistrati di quel Paese, anche se non possiamo pretendere che l’Associazione che deve entrare abbia la stessa rappresentatività della Associazione Nazionale dei Magistrati Italiani che rappresenta il 90% dei Magistrati. Deve avere uno statuto di indipendenza e di autonomia che lo rende effettivamente impermeabile alle ingerenze e alle pressioni del potere politico. Su questo secondo punto naturalmente il dibattito in sede di ammissione è sempre molto acceso ci sono membri molto rigorosi nel valutare questo aspetto, ci sono alcuni che invece sono un pò piu’ elastici perchè ritengono che proprio la possibilità di entrare nella Unione, di avere contatti con Associazioni con una grado di indipendenza maggiore costituisca occasione di crescita e soprattutto un’opportunità di tutela di fronte alla ingerenza del potere politico in quei paesi. Negli ultimi anni l’Unione è intervenuta con le risoluzioni che sono state portate anche all’attenzione delle istituzioni Europee, per denunciare alcune riforme introdotte in Ungheria e in Polonia che incidevano fortemente sulla indipendenza dei magistrati di quei paesi un riguardava l’abbassamento dell’età pensionabile.

Quale e quale è stato il ruolo del nostro paese nella formazione e nella attività della UIM?

L’Italia ha avuto un ruolo, come spesso avviene, fondamentale nella nascita di questa Associazione, che si è avvenuta nel 1956 per l’iniziativa di 6 paese europei Italia, Austria, Germania, Francia, Spagna e Portogallo per Statuto la Segreteria Generale dell’Associazione ha sede in Italia, presso la Corte di Cassazione. Questo significa che il Segretario Generale, e Vice Segretari Generali sono e sono stati sempre, Magistrati italiani attualmente il Segretario Generale è il dott. Giacomo Oberto, già vice segretario Generale.

Presidente Aschettino, ci parla della sua importante e prestigiosa attività Giudiziaria in senso stretto?
Sono entrato in magistratura nel 1986 come Pretore Mandamaentlae quando ancora esisitevano questi uffci giudiziari maturando in tale veste esperienze in tutti i settori quello civile, quello del lavoro e quello penale. Dal 1989 ho svolto la mia attività nel penale rivestendo di fatto tutti i ruoli propri di questa settore : sono stato Pubblico Ministero, GIP per molti anni presso il Tribunale di Napoli, occupandomi del contrasto alla criminalità organizzata e alla criminalità economica, sono stato giudice del dibattimento penale, trattando molti processi della c.d. tangentopoli napoletana , poi mi sono occupato misure di prevenzione e dunque del contrasto ai patrimoni di mafia. Nel 2010 sono stato nominato Presidente di Sezione al Tribunale di Nola dove ricoperto il ruolo di coordinatore del settore penale prima di avere l’esperienza consiliare terminata la quale, come prescrive la legge sul rientro in ruolo degli ex consiglieri, sono rientrato nella sede di provenienza.
Accanto alla attività più squisitamente giurisdizionale quale altro profilo ha curato nel corso della sua carriera?
Il profilo ordinamentale mi ha sempre interessato molto. L’esperienza in questo settore, culminata nella stagione del consiglio era già iniziata prima sia nella Associazione Nazionale Magistrati sia per un incarico che ho avuto da una precedente Consiliatura, nella quale sono stato componente di un gruppo di lavoro che avevano il compito di individuare gli standard di produttività dei Magistrati.

Cosa sono gli standard di produttività dei Magistrati ?
Si tratta di un parametro richiesto dalla Legge che ha rilievo per le valutazioni di professionalità dei Magistrati che sono valutazioni che si svolgono ogni 4 anni per tutti i Magistrati. In pratica per valutare la qualità del lavoro di ciascuno di noi si guarda anche alla produttività del singolo parametrata a quella degli altri magistrati che svolgono lo stesso lavoro in uffici giudiziari comparabili per dimensioni e caratteristiche. L’individuazione di questo parametro è rimesso dalla legge al CSM e il Consiglio per individuarlo costituì un gruppo di lavoro composto da penalisti e civilisti del quale fui chiamato a far parte per l’esperienza che avevo maturato nel settore della informatica giudiziaria avendo ricoperto l’incarico di Magistrato di riferimento per l’informatica di tutto il distretto di Napoli. Il gruppo di lavoro per svolgere il suo compito ha dovuto analizzare i flussi di lavoro di tutti gli Uffici Giudiziari italiani nonché i modelli organizzativi da ciascuno di essi adottati.
E cosa è venuto fuori da questo lavoro certosino di ricerca dei dati?
Ad esempio che uno dei maggiori problemi degli uffici giudiziari italiani e la disomogeneità dei dati raccolti che non consente di fotografare in maniera coerente l’attività dei singoli uffici o dei singoli settori di competenza con la conseguenza della cattiva distribuzione delle risorse umane e materiali sul territorio italiano Uno dei nostri obiettivi era proprio quello proprio di individuare dei parametri omogenei che consentissero di valutare il lavoro dei Magistrati in maniera uguale in tutto il territorio nazionale per consentire una comparazione effettiva della quantità e soprattutto della qualità del lavoro svolto da ciascuno di noi.

Presidente Aschettino, ma a ben vedere si tratta di un lavoro che ha riguardato anche il profilo organizzativo degli uffici e non solo quello della valutazione del singolo Magistrato?

Si è così infatti l’attività Giurisdizionale deve necessariamente procedere, dal mio punto di vista, insieme a quella organizzativa che ne costituisce il presupposto necessario per un servizio in grado di soddisfare le necessità della utenza e in definitiva la tutela dei diritti dei cittadini. Tenga presente che oggi gli Uffici Giudiziari sono dei sistemi complessi, con organizzazioni molto articolate. Oggi un Dirigente dell’Ufficio ha una serie di competenze che non sono solo giurisdizionali ma che impongono conoscenze della tecnica della organizzazione approfondite che rimandano a criteri manageriali che non tutti i magistrati possono vantare perché sono avulsi dalla nostra competenza tradizionale e dalla nostra formazione abituale.
In definitiva Dott. Aschettino la competenza e la conoscenza che si richiede oggi ad un Dirigente è una competenze diversa da quella che si richiede a un Giudice che si occupa di giurisdizione?
Esatto ma questa è un aspetto che a volte ai colleghi sfugge, mentre i criteri che è chiamato a seguire il CSM nella scelta dei dirigenti non possono prescindere da questo aspetto. Possiamo dire quindi che i vecchi parametri che venivano utilizzati e che rimandavano soprattutto all’anzianità di servizio sono criteri indiscutibilmente superati. Solo per fare un piccolo esempio Immagini che un Tribunale come quello di Nola, non solo raccoglie circa 60 Magistrati ma anche oltre 250 risorse amministrative. Il Dirigente deve dunque amministrare oltre 300 persone con problemi che rimandano alla sicurezza sul lavoro, di tutela sindacale, alla gestione degli spazi, a quello della gestione delle risorse umane e materiali. Tutti profili che hanno poco a che vedere con l’attività giurisdizionale in senso stretto, anche se ovviamente la conoscenza di quali sono i meccanismi che la regolano è indispensabile perchè non puoi amministrare bene un Ufficio Giudiziare se non sei un Magistrato, se non sai qual è l’attività che viene svolta nei singoli settori del tuo ufficio.

Presidente ci illustra proprio questo settore della Criminalità Organizzata, con un accenno al suo modello organizzativo, lavorativo in campo Giudiziario?

Non amo parlare di quelli che sono i singoli processi trattati, anche perchè il sistema processuale è complesso e un giudice segue sempre solo uno dei segmenti processuali e la bontà del suo operato si deve misurare con quello che è accaduto prima e dopo. Certo, come ho già detto, ho svolto le funzioni di GIP /GUP presso il tribunale di Napoli che è il più grande tribunale distrettuale di Italia GIP e in tale veste ho di fatto trattato processi che riguardavano le maggiori organizzazioni criminali della provincia di Napoli, Caserta, Avellino e Benevento adottando numerosissime misure cautelari o sentenze all’esito di giudizi abbreviati. Anche come giudice del dibattimento penale sia a Napoli che a Nola di primo grado ho assunto decisioni che riguardavano processi di criminalità organizzata e di intrecci tra questa criminalità e quella dei c.d. “colletti bianchi”. Però al di là di questo aspetto quello che mi preme osservare è che ho ritenuto, nella mia qualità di coordinatore del settore penale di un tribunale come quello di Nola che insiste su un territorio difficile, di immaginari modelli organizzativi che mi consentissero di concentrare le migliori risorse e le migliori attenzioni nel contrasto alla criminalità mafiosa, economica, e alla tutela nei diritti fondamentali dei lavoratori. Questo significa che nei miei modelli organizzativi ho individuato delle priorità da perseguire perchè i processi non sono tutti uguali nel senso che gli interessi in campo non sono sempre gli stessi. Esiste, a mio modo di vedere, una scala di valori, un catalogo che rimanda ai principi della nostra Carta Costituzionale che dev’essere tenuto presente quando si organizza un Ufficio. Non possiamo essere in balia solo dei numeri, delle statistiche. Lo studio dei numeri, l’analisi dei flussi è certamente importante per poter fare una valutazione, ma non dobbiamo perdere di vista cha al di là dei numeri prevale sempre la necessità di individuare quali sono le priorità di un territorio, e quindi orientare l’organizzazione dell’Ufficio a contrastare quelli che sono i fenomeni criminali. Ma non guardiamo solo al settore penale perché questo discorso vale anche per il settore civile atteso che i due settori sono in stretta correlazione. La dove c’è una forte criminalità economica, evidentemente ci deve essere una particolare attenzione ad esempio al settore delle procedure fallimentari o al diritto societario. Non si può immaginare che l’attività di contrasto alla criminalità non tenga conto anche di che cosa emerge nello studio dei dati del settore civile. Bisogna dunque avere visione complessiva dell’attività di un Ufficio giudiziario che ti consenta di individuare delle priorità che ripeto non rimandano solo ed esclusivamente ai carichi di lavoro. Dunque quando ero quindi prima di andare al Consiglio, ho perseguito con grande convinzione tale idea ed ho la soddisfazione di poter dire che tutti i processi pendenti, di criminalità economica e di criminalità organizzata sono stati definiti in tempi rapidi grazie anche ad un impegno molto serio dei colleghi, così come, per esempio, sono stati definiti processi molto complessi che riguardavano la sicurezza sui luoghi di lavoro. Sono soddisfatto dunque di quanto fatto perché mi è sembrato così di poter dare una risposta concreta ai bisogni e alle aspettative del territorio.

Presidente ci svela un progetto per il futuro in campo?

Il progetto non può che rimandare a quello che è il ruolo Pubblico che io rivesto. Non si tratta di perseguire progetti personali. La mia idea è quella di portare a compimento questo ultimo aspetto e qualunque dovesse essere l’Ufficio nel quale andrò a svolgere le funzioni intendo individuare dei modelli organizzativi per ripartire il carico di lavoro e le risorse, che sono comunque limitate, per far fronte alle esigenze del territorio e alle aspettative dei cittadini. Se le risorse limitate devono essere organizzate e orientate in modo tale da affrontare quelle che sono le vere problematiche di un territorio. Problematiche che tra Napoli e Milano sono diverse, come sono diverse da Napoli e Benevento, tra Napoli ad Avellino. È dunque necessaria una conoscenza del territorio e per questo è indispensabile che il magistrato entri in contatto diretto con le istituzioni proprio per acquisire queste conoscenze. E solo grazie a questa conoscenza che potrà individuare quelle che sono le esigenze e le priorità del territorio e organizzare l’ufficio in quella direzione. Non un Magistrato chiuso nella sua stanza, tutto concentrato sullo smaltimento dei fascicoli, ma aperto all’esterno in grado di confrontarsi con la società di interloquire di interagire. Questa è l’idea che ha ispirato il mio agire fino a questo momento che mi ha indotto ad impegnarmi nell’attività Associativa, in quella Consiliare, nell’attività internazionale che rappresenta una fonte di conoscenza notevolissima. Questo costituisce il mio Modello di Magistrato diverso da quello di altri colleghi, idee legittime ma diverse. Questa diversità di approccio con la professione giustifica quindi l’esistenza di diverse “correnti” nella magistratura associata. È possibile e anche naturale che alla professione di Magistrato ci sia un approccio non condiviso da tutti e io rivendico con forza il mio che ritendo il più idoneo a legittimare lo status di indipendenza di cui gode la Magistratura e il ruolo centrale che Essa deve svolgere come espressione della classe dirigente del Paese.

Ci parla dell’Etica della Magistratura?

L’Etica della Magistratura è un tema che è venuto purtroppo alla ribalta con forza negli ultimi tempi, ed è un tema su cui l’Associazione Nazionale Magistrati è concentrata da anni. Nel 2006 mi sono occupato della rivisitazione del Codice Etico dei Magistrati, un tema importante, perchè questo è un aspetto che nella formazione dei Magistrati viene trascurato, mentre invece la Scuola Superiore della Magistratura dovrebbe, dal mio punto di vista, avere una maggiore attenzione per quello che è il Modello del Magistrato, quindi per quelli che sono i fondamentali etici della professione e non solo concentrarsi sui profili tecnici e di aggiornamento che, naturalmente, sono imprescindibili, ma non sono gli unici aspetti che rivelano per la nostra professione.

 
 
 

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