Intervista a Francesco Fimmanò: Direttore scientifico di Universitas Mercatorum di Roma

A cura di Valentina Busiello:

Il Professore Francesco Fimmanò, Avvocato Cassazionista, Revisore Contabile, Ordinario di diritto commerciale, Direttore scientifico di Universitas Mercatorum di Roma Università delle camere di commercio, autore di centinaia di pubblicazioni e massimo esperto di Società pubbliche, Fintech e Crisi d’impresa. E’ giudice tributario in Lombardia ed è stato Giudice federale della Federcalcio. E’ stato più volte Commissario Straordinario, Commissario giudiziale, Curatore o legale di grandi vicende dal Fallimento del Napoli Calcio a BagnoliFutura. E dal 2018 è nel Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti.

Ci parla della Sua esperienza nel campo della formazione Universitaria, al di là del Suo ruolo di Professore Ordinario?

L’offerta formativa universitaria è sempre più articolata, nell’obiettivo costante di rispondere alle esigenze produttive della società e in questa specifica ottica si è sviluppato il mio impegno degli ultimi anni specie nella formazione digitale. In questi anni abbiamo portato avanti una vera rivoluzione, anche nella ricerca e nella terza missione, rendendole un continuum interindipendente: formazione, approfondimento, applicazione industriale, ordinamentale, aziendale e così via. La ricerca è stata ancorata, sul modello americano e poi francese, alla valutazione della sua qualità ed è stata programmata, realizzata, monitorata, finalizzata secondo linee innovative. La nostra terza Missione è stata giudicata addirittura una eccellenza, unica telematica (Universitas Mercatorum) ad aver ricevuto un accreditamento senza riserve da parte dell’Agenzia nazionale di Valutazione delle Università (Anvur). La terza missione è proprio la capacità di didattica e ricerca di essere applicate alla vita reale, economica e sociale, di interagire con la società: per quanto riguarda l’area giuridica, con le professioni, i consumatori, gli utenti, i sindacati, ecc.; per l’area economica, con le istituzioni come ad esempio lo Svimez e l’Eurispes, che sono nostri abituali partner; per le aree tecniche, attivando spin off, cioè partecipazioni a organismi specifici (per esempio Benecon che è un centro di eccellenza nel campo del monitoraggio ambientale). I nostri progetti sono interdisciplinari, plurisoggettivi, inclusivi ed internazionali. La nostra ricerca vuol essere funzionale ad una applicazione operativa e parte da un contesto multisettoriale. Possiamo parlare di un vero modello innovativo di Smart University che sta per efficiente, capace, inclusivo, moderno, sostenibile. Molta ricerca è stata infatti promossa sul miglioramento del capitale umano, quindi sull’istruzione, sul long life learning, sul capitale sociale e relazionale. Si leggono in trasparenza i paradigmi della blu economy, della mobilità come fattore di sviluppo, delle risorse naturali, del capitale sociale, della qualità della vita e della partecipazione politica.

Lei ha una tripla vita, immerso nelle Istituzioni, nella ricerca scientifica ma in realtà la definiscono come Avvocato una “legal star”, come fa a fare tutto?

<<Perché in realtà è tutt’uno. Basta con la scienza chiusa nelle isole galapagos, negli ecosistemi dove lucertoloni- scienziati vivono fuori dalla realtà, in un mondo autoreferenziale. Ho sempre interpretato la mia professione di professore universitario, di giurista prestato alle Istituzioni e avvocato come un unicum, dove il metodo scientifico mi ha consentito di sviluppare un approccio professionale creativo ed innovativo. Il gap profondo esistente nelle Università italiane, rispetto a quelle degli altri Paesi a capitalismo avanzato, è la distanza tra l’eccellenza teorica nella ricerca e l’applicazione pratica, tra la torre d’avorio dell’Accademia e l’economia reale. Se si fa qualche nobile eccezione in campo medico, farmaceutico, biologico, tecnologico, l’Accademia è distante dai mercati, intesi in senso lato: le imprese, le professioni, i brevetti, le tecnologie, gli stakeholders. Ecco, quello che ho cercato di fare nella ricerca – dopo averlo fatto per la didattica – è l’applicazione, l’implementazione specie nel settore legale e della giustizia. Gli strumenti di Ricerca come le mie Riviste o Collane adottano il metodo scientifico ma su tematiche e questioni di attuale e rilevantissimo interesse applicativo. Abbiamo “osservatori permanenti” su macro settori imprenditoriali e sulla economia dei territori che producono informazioni scientifiche di immediata applicazione pratica con l’individuazione di “Leading Indicators”. Il resto è frutto solo della passione, tanta passione. Come dice un bel verso del Macbeth, «il lavoro nel quale proviamo diletto è esso stesso rimedio alla fatica». Ed io mi diverto tantissimo.

 
 
 

About the author

More posts by