Di Laura Caico

Una brillante carriera al servizio dei pazienti. Il noto chirurgo ortopedico Nicola Capuano napoletano, classe 1962, segno zodiacale Scorpione, laureato in medicina e chirurgia alla Federico II di Napoli il 28 giugno del 1988 col massimo dei voti, è un esempio di studi approfonditi e dedizione al lavoro: nel 1991 diventa assistente di ruolo al Cardarelli sotto la guida del professor Vittorio Monteleone, dove rimane fino al 30 settembre del 2005. Di qui prende il via una luminosa carriera come primario di Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia presso l’ospedale San Luca di Vallo della Lucania fino al 4 febbraio del 2017 quando apre un nuovo capitolo della sua vita professionale ; infatti, vinto il concorso nel 2017 all’azienda ospedaliera universitaria Ruggì di Salerno, dirigerà lì per un biennio il reparto di Ortopedia e Traumatologia fino al 2019, per vincere poi un altro concorso e passare a dirigere la Divisione Unità Operativa Complessa Ortopedia al Fatebenefratelli di Napoli dove si trova tuttora.

Professore, lei in quarant’anni di carriera ha effettuato quasi 2000 interventi l’anno tra chirurgia protesica e traumatologia: che novità ci sono in questo campo?

“Le novità sono soprattutto il trattamento dei casi complessi, le revisioni settiche perché spesso, dopo le operazioni effettuate anche nelle cliniche più rinomate, possono insorgere problemi legati alle infezioni o ai fallimenti settici che sono la piaga del nostro settore: nessuno vuole più trattarli perché il paziente settico ha dei costi altissimi, in quanto implica un’organizzazione di tipo ospedaliera. Devo dire che l’Ordine del Fatebenefratelli in questo mi è stato vicino fin dal primo giorno, perché mi ha dato la possibilità di curare anche questi ammalati dai costi di gestione altissimi per la collettività, arrivando anche a sfiorare i 200.000 euro e il DRG (Diagnosis Related Group, ovvero ROD Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi), il meccanismo di remunerazione per le prestazioni in regime di ricovero ospedaliero ordinario o in day hospital, rimborsa a malapena 10.000 euro.”

Ma lo Stato non contribuisce a tali spese?

“ Il sistema sanitario nazionale è carente su tutto il territorio perché in Italia ci sono pochissimi centri che trattano i pazienti settici, purtroppo spesso abbandonati: noi ce ne facciamo carico, invece, grazie alla nostra istituzione perché l’Ordine del Fatebenefratelli mi consente di trattare non solo pazienti di elezione (quelli che hanno bisogno di interventi in prima battuta, protesi totale di spalla, anca, ginocchio, caviglia) ma mi dà la possibilità di curare anche questi casi disperati di cui nessuno si vuole occupare. Mi corre l’obbligo, quindi, di riconoscere il merito dell’ufficio di direzione, del mio Priore Gerardo D’Auria, della direttrice sanitaria Maria Teresa Jannuzzo e del direttore amministrativo Antonio Capuano che mi permettono di trattare anche questi casi assai complessi.”

Ha qualche nuovo progetto in vista?

“Sogno di realizzare una nuova ala dell’ospedale Fatebenefratelli che possa dare una risposta ai pazienti napoletani, con la speranza che non debbano più necessariamente cercare al nord delle strutture atte a fornire non solo interventi ma anche riabilitazione a 360°.”

Può essere più preciso?

“La traumatologia e le revisioni dei casi complessi dei fallimenti protesici sono il campo in cui veramente si vede l’ingegno del chirurgo: avere a disposizione attrezzature e una struttura adeguata è la mia nuova sfida. Il mio sogno è quello di creare un centro di eccellenza per la chirurgia protesica, per la revisione protesica e gli esiti traumatici in cui c’è bisogno di curare deformità o infezioni osteo – articolari, trattamenti che mancano assolutamente in gran parte del Centro Sud Italia: un tale Centro potrebbe così prendersi cura di quei pazienti che hanno esiti invalidanti da interventi fatti in maniera approssimativa.

Creare inoltre un polo di Psicoterapia Ortopedica per la cura delle patologie settiche sarebbe una cosa meravigliosa a Napoli, un nuovo fiore all’occhiello per aiutare con un minimo di risposta terapeutica e anche psicologica i pazienti allettati da molti mesi: si  tratta di combattere la depressione facendo psicoterapia ai pazienti motulesi, con disabilità motorie, che hanno subito una lesione o una menomazione che compromette la loro capacità di muoversi, allettati o devastati dal numero di interventi, che spesso perdono la speranza di guarigione.”

Quindi questo è il suo sogno nel cassetto?

“Sì, il mio sogno è riuscire a organizzare nella mia città un centro di eccellenza che possa coniugare praticamente competenze pluri -specialistiche, un’Accademia di Chirurgia Ortopedica che insegni a tutti i giovani specializzandi in ortopedia delle metodiche innovative nel campo della chirurgia protesica di elezione e nella traumatologia: io ho brevettato e ho inventato delle nuove tecniche di traumatologia e mi piacerebbe poter pubblicare – con l’aiuto di tutti i miei allievi – una raccolta di saggi tecnici.

In pratica, vorrei creare un nuovo ospedale Fatebenefratelli a Napoli che possa dare la possibilità a tutti i napoletani di completare a 360° il percorso non solo chirurgico ma anche riabilitativo, in cui offrire una possibilità globale di trattamento a 360°.”

Ci racconta qualcosa della sua famiglia?

“Ho quattro splendidi figli che sono il mio orgoglio: il primogenito Eduardo nato il 9 gennaio del 93, il secondogenito Andrea nato il 13 maggio del 96, Ludovica nata il 13 marzo del 2004 e poi Umbertino, nato il 25 novembre 1999, figlio della mia seconda moglie Bianca, un’imprenditrice nel settore turistico alberghiero. Lei è una grandissima compagna che ho sposato due anni fa e con la quale condivido tutto perché è la mia interfaccia con i pazienti (contatto che io non riesco a sviluppare perché sono impegnato in sala operatoria dalla mattina alla sera) e nutre le mie stesse passioni.

Innanzitutto, è un aiuto indispensabile nel lavoro – che io considero non un impegno oppressivo ma un costante miglioramento non solo delle mie abilità chirurgiche ma anche dell’opportunità di risolvere i casi impossibili – ed è un impegno quotidiano alla ricerca sempre di un’evoluzione, di nuove soluzioni tecnologiche. Ma abbiamo tanti interessi in comune e quando smetterò di fare il Chirurgo mi dedicherò insieme a lei a molte altre attività, tra cui quelle turistiche alberghiere: entrambi amiamo il mare e le barche, quindi, vivremo il mare con i turisti! Poi ci piace cucinare insieme (io sono un super esperto di cucina a base di pesce!) e abbiamo passione per la terra, la pesca, lo sci, la montagna e l’aria aperta: i nostri hobby sono il cinema e il teatro e passare più tempo possibile con i ragazzi e i nostri animali, tra cui il barboncino Coco’ che è l’amore di mia moglie, i cani maremmani Zac (il capo branco), Thor (il figlio) e Camilla (la mamma) e una decina di gatti che vivono nella nostra tenuta e a cui abbiamo insegnato a coabitare con i cani.”

Cosa pensa di Napoli?

“Penso che sia una città assolutamente in crescita e lo dimostrano quotidianamente non solo i numeri sotto il profilo del turismo internazionale (perché oggi Napoli credo che sia una delle capitali più visitate del mondo in assoluto) ma anche il fatto che abbiamo iniziato a valorizzare ciò che avevamo, ovvero la cultura, la storia, la civiltà di un popolo meraviglioso che – a differenza degli altri – è sempre disponibile ad aiutare tutti con cuore, passione e intelligenza viva: un Napoletano si arrangia con tutto e da buon partenopeo posso affermarlo perché io sarei capace di fare un intervento con un bisturi e un paio di forbici, senza iper attrezzature (e posso dire che mi sono trovato più volte in sala operatoria senza strumentazioni complete) ma ho sempre portato a termine l’intervento nel miglior modo possibile, aguzzando l’ingegno! E’ chiaro che vorrei per i miei pazienti il top dell’organizzazione e questo mio obiettivo sono riuscito a crearlo con quarant’anni di duro lavoro, cimentandomi quotidianamente a cercare di risolvere problemi davanti a cui non mi tiro assolutamente indietro, anche se non ho fino all’ultima attrezzatura: questa è la differenza del genio Napoletano rispetto agli altri ed è la caratteristica che vorrei per Napoli, quella di creare un modello virtuoso che susciti l’ammirazione di cui è degna.”