Al comando del Napoli campione d’Italia è rimasto in beata solitudine Aurelio De Laurentiis, dopo le irrevocabili dimissioni anticipate – per adesso solamente in maniera ufficiosa, ma senza alcun margine di ripensamento – da due autentici pezzi da novanta come Luciano Spalletti e Cristiano Giuntoli, che
hanno chiesto entrambi di essere liberati con una stagione di anticipo sulla scadenza originaria dei rispettivi contratti. La inattesa rivoluzione ha giocoforza un po’ complicato i piani del presidente, che tuttavia non si è perso d’animo e ha metabolizzato a tempo di record la fuga dallo scudetto, promettendo ai tifosi che le dolorose partenze dell’allenatore toscano e del direttore sportivo non avranno ripercussioni sulla difesa del titolo tricolore. «Ho sempre lavorato e raramente ho commesso degli errori – ha detto infatti il numero uno azzurro, dopo aver assistito alla finale della Coppa Italia a Roma tra Inter e Fiorentina – Bisogna sempre mantenere la calma e il sangue freddo, evitando di farsi prendere la mano da decisioni affrettate. Io sono ben consapevole di avere una squadra forte e per questo
già ripartiremo col piede giusto, quindi vediamo di appropinquarci
al prossimo campionato nella maniera
migliore».
De Laurentiis è sicuro che il Napoli
resterà competitivo e non è ossessionato
dalla caccia al nuovo allenatore,
anche se il casting per la panchina
continua e – dopo i contatti
con Luis Enrique e Sergio Conceicao
– il presidente ha avuto parole
di elogio anche nei confronti di Vincenzo
Italiano. Sono sempre stato
un suo estimatore, quattro anni fa
dopo una partita andai anche nel
suo spogliatoio per fargli i complimenti.
Onore al merito. Sta lavorando
molto bene in un grande club come
la Fiorentina…». Il numero uno
azzurro era all’Olimpico mercoledì
sera e ha festeggiato il suo compleanno
brindando allo stadio con
Claudio Lotito. Poi ieri pomeriggio
si è trattenuto a Roma per una visita
dal Papa, a margine dell’incontro
con i giovani del movimento internazionale
Scholas Occurrentes. Della
delegazione del club campione
d’Italia faceva parte pure Giovanni
Simeone, l’unico argentino della
squadra. Al Pontefice sono state donate
due maglie (una col numero 10
del Pibe de oro) e il calco del piede sinistro
dell’indimenticabile capitano
dei primi due scudetti.
«al Maradona
e i maxi schermi nelle piazze sono
il giusto compromesso», gli ha
fatto eco Manfredi. Nei prossimi
giorni terranno banco i preparativi
e adesso la priorità in casa azzurra è
chiudere la stagione in bellezza, a
partire dalla trasferta di dopodomani
a Bologna. Lo sanno bene anche i
giocatori (Osimhen si è fatto fotografare
davanti al suo murale a Castel
Volturno) e Spalletti, che ieri s’è
commosso abbracciando un tifoso
fuori al centro sportivo e potrebbe
ricevere la cittadinanza onoraria.