Un luogo simbolo restituito alla città, dove memoria e futuro si incontrano». Così l’Ospedale Cardarelli celebra la conclusione del grande progetto di recupero dell’open space monumentale del padiglione d’ingresso, interamente restaurato dopo quindici anni di stallo. A suggellare la rinascita, la scultura di Antonio Cardarelli firmata dal maestro Lello Esposito: due metri di alluminio su base in pietra vesuviana, con occhi che evocano l’intuizione clinica del grande medico.
Abbiamo rispettato la storia senza rinunciare alla modernità», spiegano i promotori dell’intervento, che ha restituito luce e funzionalità a uno spazio iconico progettato nel 1934 dall’architetto Alessandro Rimini. Recuperati infissi, mosaici e archi originali, mentre nuovi percorsi, arredi e soluzioni tecnologiche ridisegnano l’accoglienza.
L’opera, guidata dalla Soprintendenza e realizzata con il Comune di Napoli, è costata 2,8 milioni di euro: l’82% da fondi di sviluppo e coesione e il resto risorse aziendali. «Un finanziamento richiesto nel 2006 e finalmente recuperato», ha ricordato il direttore generale Antonio d’Amore, sottolineando come i lavori siano stati conclusi in soli nove mesi.
Il nuovo atrio ospita vetrate alte undici metri, un info-point di 14 metri con pavimento riscaldato, pannelli multimediali e schermi dedicati ai quaranta grandi maestri del Cardarelli dal Dopoguerra a oggi. Domotica, illuminazione scenografica e nuova segnaletica rendono l’ospedale più funzionale e “smart”.
Durante la presentazione, voci autorevoli hanno raccontato il legame profondo tra il Cardarelli e Napoli. È il cuore pulsante della città», ha detto lo scrittore Maurizio De Giovanni, mentre Myrta Merlino ha ricordato la figura del nonno Giulio Palermo, medico e umanista che ha segnato la storia del presidio.
I numeri raccontano la dimensione del gigante sanitario: oltre un milione di accessi l’anno, 300mila prestazioni ambulatoriali, 7 milioni di esami di laboratorio. In 36 mesi abbiamo realizzato venti interventi strutturali per oltre 30 milioni di euro», ha evidenziato d’Amore.
E lo sguardo è già rivolto al futuro: nuovi padiglioni, terapie intensive, trapianti, intelligenza artificiale nei percorsi diagnostici. «Il Cardarelli – conclude il manager – continua a crescere, restando fedele alla sua missione: curare, accogliere, innovare

M.O