Vomero, riapre il Vittoria, d’ore incerta per gli altri cinema

A cura di Teresa Lucianelli:

La nota sala cinematografica vomerese riprende l’attività, grazie alla determinazione del proprietario e del gestore, quale unico esempio del settore, nella circoscrizione Vomero-Arenella, che deteneva il record territoriale di cinema e ospitava ben due note case di produzione: la “Partenope Film” e la “Lombardo Film”, progenitrice morale della “Titanus”. Insieme a Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, tracciamo il punto sull’attuale drammatico bilancio in un ambito duramente provato, in attesa che si faccia definitiva chiarezza sulle sorti dell’’Acacia’, e ripartano il ‘Plaza’ e l’’America’, dopo l’inammissibile vicenda dell’”Arcobaleno”

Napoli. Ha riaperto i battenti, per la gioia dei napoletani e, più in particolare dei vomeresi, il Cinema Vittoria in via Maurizio De Vito Piscicelli (081 5795796), sopravvissuto tra i cinema vomeresi, falcidiati a più riprese dalla crisi e dalla mancanza di adeguati sostegni, ai quali gli effetti della pandemia hanno inferto colpi durissimi, di grazia per il celebre “Arcobaleno”.
Una sala, con platea e galleria, situata in una struttura moderna, nota da sempre in città per la sua offerta di qualità: ultime pellicole, incontri culturali, dibattiti, presentazioni di libri.
Rinunciando alle offerte che avrebbero portato alla trasformazione dello storico cinema nell’ennesimo supermercato, il proprietario e il gestore, ai quali va il plauso collettivo della platea abituale, hanno scelto coraggiosamente di rimettendosi in gioco e riaprire al pubblico, sottolineando con il loro gesto quanto sia importante preservare i luoghi di cultura e di socializzazione, contrastando la preoccupante e incalzante scomparsa di luoghi storici, culturali e sociali che hanno caratterizzato da sempre il capoluogo partenopeo.

“Le sale cinematografiche possono e devono continuare nella loro attività e non chiudere, come è accaduto di recente per il cinema Arcobaleno, per trasformarle in supermercati o megastore”: tra i tanti entusiasti per questa decisione, Gennaro Capodanno, energico ed efficientissimo presidente del Comitato Valori collinari, già presidente della circoscrizione del Vomero, da anni in prima linea a tutela della vivibilità del quartiere – e più in generale della città – e dei diritti dei cittadini.
Capodanno ha espresso i sensi della sua stima sia al proprietario che al gestore del Vittoria per la riapertura “controcorrente”, considerata la scellerata tendenza a cedere per aprire esercizi di svariata natura, lontani dall’ambito artistico-culturale.
Negli anni trascorsi, sono scomparse già cinque sale cinematografiche, sulle otto presenti solo nell’ambito del quartiere Vomero, un territorio di poco più di due chilometri quadrati d’estensione. La zona collinare, nella metà del 1900, deteneva quale lusinghiero primato, la più alta concentrazione di questo tipo di strutture. C’era, infatti, l’Ideal in via Scarlatti, dove ora vi è un megastore; l’Ariston in via Morghen, nei cui spazi attualmente è ubicata una banca; il Colibrì in via de Mura, i cui locali ospitano un club fitness; il Bernini, soppiantato da un negozio di abbigliamento junior; l’Abadir, già Orchidea, in via Paisiello, al posto del quale è stato aperto l’ennesimo supermercato. Drammaticamente, anche la sesta sala, quella del cinema Arcobaleno, nato nel lontano 1958, ha subito ultimamene la stessa sorte: scompare dopo oltre sessant’anni di vita, nonostante le tante speranze riposte in un’azione del Comune che giunge tardiva.

“Nei libri sulla storia del capoluogo partenopeo, il Vomero viene ricordato come la ‘Cinecittà di Napoli’. Non va dimenticato che, agli inizi del ‘900, proprio nel quartiere collinare partenopeo si trovavano ben due stabilimenti di produzione cinematografica – ricorda il presidente del Comitato Valori collinari – La ‘Partenope film’ fondata nel 1910 dai fratelli Troncone, in una villetta posta in via Solimena, considerata la prima manifattura cinematografica napoletana, e la ‘Lombardo Film’ (1919), rilevata da Gustavo Lombardo, da cui sarebbe poi nata la ‘Titanus’, in via Cimarosa 182, come ricorda una lapide apposta sulla facciata del fabbricato”.

“Paghiamo, oltre agli effetti della pandemia, e non da oggi, la totale assenza d’iniziative valide e concrete per evitare la scomparsa di luoghi di cultura, ma anche di aggregazione e di socializzazione, come le sale cinematografiche. – conclude Capodanno – Invece, da tempo nello specifico settore, in altre città italiane come Bologna e Firenze, i consigli comunali hanno approvato apposite norme, cosiddette ‘salva-cinema’ che, attraverso apposite convenzioni, consentono la sopravvivenza di sale storiche. Invece, nel capoluogo partenopeo, nonostante la crisi che da tempo coinvolge il settore, aggravata dall’attuale pandemia, si registra la più totale assenza di valide iniziative al riguardo, sia da parte della Regione Campania che del Comune di Napoli”. Capodanno sottolinea il disinteresse e l’incapacità che hanno portato a questo triste bilancio, indegno per una città nota nei secoli come culla della cultura e delle arti.

“Delle quattro sale cinematografiche ancora esistenti nell’ambito della V Municipalità, due nel quartiere Vomero, Plaza e America, e due nel quartiere Arenella, Acacia e Vittoria, dopo la riapertura di quest’ultima, si attende che riaprano al più presto anche le altre tre. – conclude preoccupato – Particolare attenzione desta la sorte del cinema teatro Acacia, recentemente al centro di una petizione popolare e di un flash mob, dopo che si era paventato un possibile cambio di destinazione d’uso, cosa che i residenti, particolarmente legati a questa sala, che fu la prima ad essere inaugurata con la doppia veste di cinema e di teatro agli inizi degli anni ’50, si augurano che mai avvenga”.

 
 
 

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