Il meccanismo con cui prende energia il tumore del pancreas è una variabile determinante per la risposta alle terapie. Lo rivela uno studio condotto di ricercatori del Dipartimento di Medicina di Precisione dell’Ateneo Vanvitelli pubblicato su Signal Transduction and Targeted Therapy, rivista del gruppo Nature con un impact factor di circa 52, tra i più elevati nel panorama internazionale delle
scienze biomediche. «Questo lavoro nasce dall’esigenza di comprendere in modo più profondo perché il tumore del pancreas sia così aggressivo e resistente alle terapie – spiega Ugo Chianese, ricercatore
dell’Ateneo – Ci siamo concentrati sul metabolismo tumorale, un ambito che sta emergendo come cruciale per spiegare il comportamento biologico di queste neoplasie». Insieme a Rosaria Benedetti, Professore Associato dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, il gruppo di ricerca ha fatto
luce su uno dei principali nodi irrisolti della ricerca sul carcinoma pancreatico, una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole. Lo studio dimostra infatti che il tumore del pancreas presenta una marcata eterogeneità metabolica, in particolare nei processi di glicolisi, il meccanismo cellulare che utilizza il glucosio come fonte energetica. «Abbiamo osservato che non tutti i tumori pancreatici utilizzano
il glucosio allo stesso modo – sottolinea professoressa Benedetti – Questa variabilità metabolica si riflette in differenze clinicamente rilevanti tra i pazienti e può spiegare, almeno in parte, la diversa risposta alle
terapie». Grazie a un approccio altamente innovativo, che integra
tecnologie di sequenziamento spaziale a singola cellula con
l’analisi di metaboliti e proteine, i ricercatori hanno
ricostruito una vera e propria mappa metabolica del tumore
pancreatico. Lo studio ha utilizzato diversi modelli di
laboratorio, dai sistemi cellulari agli organoidi ottenuti da
pazienti fino ai modelli in vivo, analizzando un numero
significativo di campioni e permettendo di individuare i
principali percorsi con cui le cellule tumorali utilizzano il
glucosio come fonte di energia. «Per la prima volta siamo
riusciti a collegare l’organizzazione spaziale delle cellule
tumorali con il loro comportamento metabolico – aggiunge il
dottor Chianese – Questo ci ha permesso di identificare
specifiche traiettorie glicolitiche associate all’evoluzione
della malattia». L’analisi ha consentito di stratificare i
pazienti e di predire l’andamento clinico del tumore, aprendo la
strada a una nuova classificazione metabolica con potenziali
ricadute di grande rilievo in ambito clinico.
«I nostri risultati suggeriscono che i tumori con un’elevata
attività glicolitica potrebbero essere particolarmente sensibili
a strategie di inibizione metabolica – conclude Benedetti – Si
tratta di un passo importante verso terapie sempre più
personalizzate, in una patologia che oggi rimane tra le più
difficili da trattare».