Napoli si stringe attorno al valore del lavoro e trasforma il Primo Maggio in una giornata di partecipazione, denuncia e proposta. Migliaia di persone hanno preso parte al corteo promosso da CGIL, CISL e UIL, culminato in piazza Municipio, tra bandiere, slogan e testimonianze che raccontano un’Italia che lavora ma fatica a vivere.
In testa al corteo anche il sindaco Gaetano Manfredi, che ha ribadito con forza il significato profondo della ricorrenza: «Il lavoro rappresenta dignità, libertà e diritti per le persone e per le famiglie. Arriviamo da anni difficili, con salari che crescono meno rispetto al resto d’Europa e un potere d’acquisto sempre più fragile». Un quadro che, secondo il primo cittadino, impone una riflessione urgente sulle politiche economiche e sociali del Paese.
Il corteo ha avuto anche un volto doloroso: quello delle vittime sul lavoro. «Troppi giovani hanno perso la vita per mancanza di formazione e tutele», ha ricordato Manfredi, richiamando l’attenzione su una vera emergenza nazionale.
Dal palco, il segretario generale della CGIL Napoli e Campania, Nicola Ricci, ha lanciato un attacco diretto alle politiche del lavoro: «Non possiamo accettare che il lavoro diventi precario per scelta politica. I bonus alle imprese non bastano: serve un cambio di rotta. L’occupazione cresce nei numeri, ma resta fragile nella qualità, soprattutto nel Mezzogiorno, dove dominano contratti a termine e salari bassi».
Sulla stessa linea la segretaria della CISL Napoli, Melicia Comberiati: «Basta lavoro povero e senza diritti. Serve rilanciare il lavoro stabile, ben retribuito e tutelato». Comberiati ha invocato un “Patto per Napoli” capace di contrastare precarietà, sfruttamento e fenomeni sempre più diffusi come i contratti pirata e le nuove forme di caporalato urbano.
A rafforzare il coro di richieste anche il segretario della UIL Campania, Nicola Sgambati: «Lavoro dignitoso significa legalità, salari adeguati e diritti garantiti. Ma significa anche fermare il lavoro nero e contrastare la fuga dei giovani e delle donne, spesso costretti a lasciare il proprio territorio per costruirsi un futuro». E ancora: «Questa è una giornata di festa, ma soprattutto di lotta. Gli incidenti sul lavoro sono una piaga che va fermata con strumenti concreti, anche attraverso l’introduzione di una procura speciale e il riconoscimento dell’omicidio colposo per chi muore lavorando».
Nel giorno simbolo dei lavoratori, la Regione Campania rilancia il proprio impegno sulla sicurezza. Il governatore Roberto Fico ha sottolineato: «La sicurezza sul lavoro è una priorità assoluta. Ogni incidente è una sconfitta per le istituzioni, ogni morte una ferita per l’intera comunità». Insieme all’assessore Saggese, ha annunciato un piano straordinario di rafforzamento dei controlli e delle attività di prevenzione.
Tra le misure previste, l’intensificazione delle verifiche nei settori più a rischio — edilizia, logistica, trasporti e appalti — e la convocazione, entro quindici giorni, del Comitato regionale per definire un programma operativo straordinario. Un segnale concreto che punta a trasformare l’indignazione in azione.
Il Primo Maggio napoletano si chiude così con un messaggio chiaro e condiviso: il lavoro non può essere povero, precario o insicuro. La piazza chiede dignità, stabilità e diritti reali. E questa volta, la voce è stata impossibile da ignorare.
M.O
