Il sacerdote-anticamorra nel mirino dello spaccio al Quarticciolo. L’impegno continua
Mi hanno lanciato pietre, mi hanno insultato, ma non ho paura: continuerò a camminare dove il buio cerca di soffocare la speranza. Don Antonio Coluccia, vocazionista e volto noto dell’antidroga nelle periferie romane, è stato nuovamente vittima di un’aggressione mentre svolgeva la sua missione nel cuore difficile del Quarticciolo, a Roma.
È accaduto ieri. Il sacerdote era in strada, tra la gente, come fa da anni, per incontrare i residenti e
ascoltare il disagio di chi vive ogni giorno sotto l’ombra dello spaccio e dell’illegalità. «Sono stato aggredito verbalmente e fisicamente, con lanci di pietre. Ma chi crede nel bene non si ferma, ha raccontato Don Coluccia poco dopo, rassicurando i fedeli e i volontari che da anni lo affiancano.
Non è la prima volta che accade. Il volto e la voce di questo sacerdote, originario della zona di Pianura a Napoli, nel quartiere dove nacque il fondatore dei Vocazionisti, San Giustino Russolillo, è da tempo noto per la sua battaglia aperta contro il traffico di stupefacenti e il potere radicato della criminalità organizzata. Proprio per questo, Don Coluccia vive sotto scorta. Ma neanche la protezione costante ha impedito l’ennesimo attacco.
Il mio cammino non si ferma. Le tenebre non prevarranno, ha ribadito con forza. È un messaggio che
suona come una sfida diretta a chi vorrebbe farlo tacere. A chi teme la sua voce e il suo esempio. A chi nelle periferie, tra case popolari e silenzi complici, continua a esercitare il potere con la violenza.
La reazione del mondo politico e istituzionale non si è fatta attendere. In molti hanno espresso solidarietà a Don Coluccia, definendo “intollerabile” quanto accaduto. Non possiamo lasciare solo chi ogni giorno rischia per la legalità», ha dichiarato un esponente del Viminale. Altri, da diversi schieramenti, hanno sottolineato come la presenza dello Stato debba essere più forte proprio là dove il tessuto sociale è più fragile.
Nel quartiere romano del Quarticciolo, come altrove – da Tor Bella Monaca a San Basilio, passando per lo stesso rione Pianura a Napoli – Don Coluccia ha portato avanti marce silenziose, preghiere di strada, incontri con i giovani. Il suo metodo è semplice: camminare a piedi, incontrare le persone, parlare di giustizia e dignità umana. «Non cerco il consenso, cerco solo di accendere una luce dove regna il buio».
Dietro il suo operato, un’idea potente: quella che la Chiesa debba stare accanto agli ultimi, nei luoghi
dove il Vangelo sembra difficile da ascoltare. «In ogni periferia c’è un’anima che aspetta di essere salvata», ripete spesso. Ed è proprio questo il suo peccato agli occhi di chi vive sul crimine: accendere la speranza, denunciare, rompere il muro dell’omertà.
Molti cittadini del quartiere, pur tra timori e contraddizioni, gli hanno manifestato vicinanza: Ha il coraggio di venire qui, dove nessuno viene. È un segno che qualcuno ci guarda ancora», ha detto una donna del posto, presente al momento dell’aggressione.
Don Coluccia non si ferma. Nonostante i rischi, gli attacchi, le intimidazioni. La sua missione continua, con il Vangelo in mano e la determinazione nel cuore. «Finché ci sarà una sola strada da liberare, io ci sarò. Una promessa. Ma anche un monito.
M.O