Una spumeggiante” Vedova Allegra” diretta da Daniel Oren a Salerno

La bella Operetta di Franz Lehàr che debutto a Vienna nel 1905 con un grandioso successo, è stata presentata nella bella location dei giardini dell’Irno del teatro Ghirelli di Salerno.
Una esplosiva messa in scena data la bravura di tutti i protagonisti diretti dalla appassionata ed indiscussa professionalità del Maestro Daniel Oren che lo storico Teatro Verdi si pregia di avere come direttore artistico.
Lo stesso Sindaco Vincenzo Napoli dichiara che la ferma volontà dell’amministrazione della bella città di Salerno è quella di divulgare sempre di più l’arte e lo spettacolo in tutte le sue forme. Le produzioni del Verdi sono un esempio di altissimo livello dell’eccellenza raggiunta dal Teatro Municipale. Indubbiamente l’impegno profuso dalla direzione del sublime Daniel Oren con il Segretario Antonio Marzullo e con il sostegno del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca , rende onore al fantastico lavoro di artisti ed addetti alle produzioni.
ORCHESTRA FILARMONICA SALERNITANA GIUSEPPE VERDI
CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI SALERNO

Direttore d’Orchestra Daniel Oren
Regia Ermeneziano Lambiase
Maestro del Coro Tiziana Carlini
Scene e Costumi Alfredo Troisi
Coreografie Massimiliano Scardacchi

Personaggi ed Interpreti

Il barone Mirko Zeta Angelo Nardinocchi
Valencienne Nina Solodovnikova
Danilo Danilowitsch Mario Cassi
Hanna Glawari Marily Santoro
Camillo de Rossillon Giorgio Misseri
Il visconte Cascada Antonio Palumbo
Raul di Saint Brioche Nazzareno Darzillo
Bogdanowitsch Maurizio Bove
Sylviane Maria Teresa Petrosino
Kromov Christian d’Aquino
Olga Valeria Padovano
Praskovia Sara Vicinanza
Njegus Gennaro Cannavacciuolo
Pritschitsch Vittorio Di Pietro

Le grisettes Marlene Szpak, Gelsomina Tescione, Genoveffa Volpicelli, Rossella Vingiani, Giulia Sensati, Francesca Napoletano

ORCHESTRA FILARMONICA SALERNITANA GIUSEPPE VERDI
CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI SALERNO

La storia

Nell’ambasciata del piccolo ed immaginario regno del Pontevedro fervono i preparativi del ballo che l’ambasciatore, il barone Mirko Zeta, darà la sera stessa per celebrare il compleanno del re. Nel corso della festa le coppie si intrecciano: Camille de Rossillon corteggia Valencienne, moglie dell’ambasciatore, che però non ha il coraggio di tradire il marito; il visconte Cascada fa la corte alla moglie del console Bogdanowitch, Silviana; Raoul de St. Brioche corteggia la moglie del consigliere d’ambasciata Kromow, Olga. Pritschitch, colonnello in pensione, è succube di sua moglie Praskowia, desiderosa anche lei di improbabili evasioni sentimentali.

Tutti aspettano l’arrivo di Hanna Glawari, affascinante pontevedrina da poco rimasta vedova di un ricchissimo banchiere. Il piccolo regno, in pesante crisi finanziaria, non può lasciarsi sfuggire la sua ingente eredità. Infatti, se la donna andasse sposa a uno straniero, tutte le ricchezze sarebbero perdute. Occorre dunque cercare un pretendente nel paese e il conte Danilo Danilowitsch, primo segretario d’ambasciata, sembra proprio il candidato adatto. Ma il conte non gradisce questi progetti nuziali e preferisce passare le serate nel famoso locale parigino “Chéz Maxim’s”.

Valencienne ha perso il ventaglio sul quale Camille ha scritto la frase “Io ti amo”: lo ritrova il geloso Kromow, che così sospetta di Olga. Zeta per evitare scandali, dichiara di averlo regalato lui stesso a sua moglie. Danilo viene presentato ad Hanna, ma i due scoprono di conoscersi già. Infatti, dieci anni prima, il conte era innamorato di lei, che allora era una povera contadina: per volontà della famiglia, che minacciava di diseredarlo, aveva dovuto troncare la relazione. Il nuovo volto di Hanna lascia adesso Danilo sorpreso ed emozionato, eppure la sfugge ancora, temendo di essere accusato di agire per interesse. Valencienne intanto tormenta il povero Camille e cerca di convincerlo a chiedere in sposa la vedova. In questo modo lei rimarrà una donna onesta e fedele, anche se infelice.

La festa volge al termine e le dame scelgono un cavaliere per le danze. Tutti vorrebbero ballare con Hanna, che rifiuta e sceglie invece Danilo. Il conte finge disinteresse, annunciando di cedere il privilegio per 100.000 franchi, da devolvere in beneficenza. Nessuno accetta la proposta. Si fa avanti Camille, ma ora Valencienne è gelosa e lo obbliga a rinunciare. Il campo resta dunque libero: un giro di valzer fra Hanna e Danilo suggella il loro rinnovato sentimento.

Nel giardino del palazzo di Hanna Glawari, gli invitati parigini si congratulano con la padrona di casa per la festa in costume pontevedrino. Il barone Zeta, temendo che de Rossillon si innamori della ricca vedova, ma sapendo da Njegus che ha già un’amante, affida proprio a sua moglie Valencienne il compito di farlo fuggire con la sconosciuta. Consegna, inoltre, il ventaglio a Njegus, incaricandolo di capire chi sia la vera proprietaria. Costui, dopo aver inutilmente cercato di scoprire se il ventaglio appartenga a Olga o a Silviana, viene aggredito da Praskowia, che equivoca, pensando che la frase “Io vi amo” sia una dichiarazione d’amore di Njegus a lei.

Giunge un dispaccio cifrato dal Pontevedro, che sollecita l’ambasciata ad inviare un rapporto sulla vedova. L’ambasciatore e gli altri funzionari decidono di riunirsi nel padiglione del giardino per stilare una risposta. Continuano i pressanti corteggiamenti di Camille, cui Valencienne risponde scrivendo sul retro del ventaglio la frase “Io sono una donna onesta”: poi finalmente cede ed accetta di appartarsi con lui proprio nel padiglione. Njegus li vede e, quando il barone Zeta e gli altri si avvicinano per entrare, in preda al panico li ferma, spiegando che lì dentro ci sono Camille e una signora.

Kromow teme sia sua moglie, ma Zeta spia dal buco della serratura e riconosce Valencienne. Furioso, manda Njegus a chiudere l’uscita secondaria. Njegus riesce a far fuggire la donna, mentre Hanna accetta di sostituirla per salvare l’onore della baronessa e far ingelosire così Danilo. Quando il barone ordina alla coppia di uscire, appaiono Camille e Hanna tra lo sconcerto generale. Per giunta Hanna sbalordisce tutti annunciando il suo fidanzamento con Camille de Rossillon, che, per non compromettere Valencienne, lo subisce.

La festa è conclusa e gli ospiti lasciano la casa, dopo essersi congratulati freddamente con Hanna. Furioso di gelosia, Danilo va a consolarsi da Maxim’s, mentre la bella vedova, ormai sicura dell’amore del conte, balla spensierata.

Nel giardino del palazzo di Hanna Glawari si svolge un’altra festa, che questa volta vuole ricreare l’atmosfera di “Chéz Maxim’s”. sono state invitate persino le vere grisettes del locale, che si esibiscono in uno scatenato can-can, a cui si unisce Valencienne. Arriva un altro dispaccio dal Pontevedro: l’oro della vedova non dovrà uscire dal regno, pena la condanna di tutti i funzionari dell’ambasciata. Danilo, geloso, tenta di dissuadere Hanna dallo sposare Camille. Hanna gli confessa di avere sostituito la donna del chiosco solo per salvarne la reputazione. Finalmente, sulle note di un valzer, i due si dichiarano il loro amore.

Ritorna però in scena il ventaglio, di cui non si è ancora trovata la proprietaria. Tutti gli invitati si chiedono a chi possa appartenere e Zeta dubita della moglie. Valencienne gli fa però notare che, se da un lato c’è scritto “Io vi amo”, dall’altro si legge anche “Io sono una donna onesta”. La morale è dunque salva e la baronessa fa il gran gesto di perdonare il marito, reo di averla ingiustamente sospettata. La tresca con Camille può così ricominciare…

Nel frattempo, il visconte Cascada e Raoul de St. Brioche chiedono ancora una volta la mano della vedova. Ma Hanna informa che nel testamento si dispone, in caso di nuove nozze, la perdita dell’eredità. Danilo si dichiara allora pronto a sposarla, proprio perché povera. Hanna, felice, accetta, rassicurando l’ambasciatore che le finanze del regno sono salve: una seconda clausola del testamento precisa infatti che l’eredità perduta dalla moglie passerebbe al nuovo marito.

Tutto ora è sistemato con il lieto fine: Hanna e Danilo si abbandonano al loro amore.

A cura di Pino Attanasio

 
 
 

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