Sindaco di Pomigliano contro Di Maio: “pugnala suo padre”

E’ una “pugnalata al cuore” inferta al padre, attacca il sindaco di Pomigliano D’Arco, proveniente dalle fila del centrodestra. Quella che viene letta come una presa di distanza di Luigi Di Maio dalla vicenda che coinvolge il genitore, accusato da un ex dipendente di averlo pagato “in nero”, rischia di trasformarsi per il leader pentastellato in un caso che lo mette in tensione non solo da un punto di vista politico ma anche e soprattutto umano.
Matteo Salvini lo difende: “Sia io che lui abbiamo la coscienza più che a posto” dice il leader della Lega derubricando il nuovo caso in una “diceria” salvo felicitarsi del fatto che suo “padre
sia un tranquillo pensionato”. Ma il sostegno dell’alleato di governo non basta a placare il polverone sollevato da un servizio de Le Iene che a Pomigliano D’Arco hanno scovato un ex operario dell’azienda del padre del leader M5s che ora punta l’indice contro il suo ex datore di lavoro: Antonio Di Maio non solo lo avrebbe pagato in nero per due anni ma, in occasione di un incidente, avrebbe chiesto al
suo dipendente di non dire che si era fatto male nel suo
cantiere. L’opposizione si scatena contro il vicepremier e
scendono in campo sia Maria Elena Boschi, per stigmatizzare la
gogna inferta dal M5s nei confronti del suo di padre, per la
vicenda di Banca Etruria, sia il padre di Matteo Renzi. “Chiedo
cortesemente di non essere accostato a personaggi come il signor
Antonio Di Maio. Io non ho mai avuto incidenti sul lavoro in
azienda e se si fossero verificati mi sarei preoccupato di
curare il ferito nel miglior ospedale. Non ho capannoni abusivi,
non ho dipendenti in nero, non dichiaro 88 euro di tasse” sibila
papà Tiziano.
Matteo Renzi esige le scuse di Di Maio figlio, i dem lo
invitano a chiarire in Parlamento e anche la Boschi si toglie i
suoi sassolini dalla scarpa. “Vorrei poter guardare in faccia
Antonio Di Maio e augurargli di non vivere mai quello che suo
figlio e i suoi amici hanno fatto vivere a mio padre” dice l’ex
ministro che ricorda l'”odio e fango” riversato sulla sua
famiglia.
Dopo il caso del manufatto ‘fantasma’ denunciato da ‘Il
Giornale’ per il vicepremier 5S è un nuovo brutto colpo. “Mio
padre ha fatto degli errori nella sua vita, e da questo
comportamento prendo le distanze, ma resta sempre mio padre. E
capirete anche che sia improbabile che un padre racconti al
figlio 24enne un accaduto del genere” tuttavia “faremo tutte le
verifiche che servono” dice per spiegarsi. Una difesa che gli
scatena accuse che non arrivano solo dagli avversari politici.
Il sindaco di Pomigliano, Lello Russo, rimprovera al vicepremier
la durezza mostrata con il padre:”Ogni uomo può commettere un
errore ma come padre penso che per Antonio Di Maio, che è una
brava persona, le parole del figlio siano state una pugnalata al
cuore. Gli avranno fatto più male di tutto il resto”.
I concittadini della famiglia a Pomigliano si dividono: i più
difendono il padre Antonio, “imprenditore onesto e leale”, altri
stanno con il figlio. E nel mirino mettono ancora una volta la
stampa: “Siete voi che volete per forza trovare fango”.

 
 
 

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