Scoprire le Isole Tremiti, il paradiso più selvaggio d’Italia

In frigorifero c’è un barattolo di vetro con il coperchio a scacchi bianchi e rossi, come si usava una volta. Era pieno di capperi freschi, sotto sale: ora è quasi vuoto. Me li ha dati Gianni Campanaro, assieme al suo numero di telefono, il giorno che sono ripartito dal Villaggio Tci delle Tremiti. «Questi li porti con te», mi ha detto. E io li ho portati con me. Ancora non sapevo che mi sarei portato dietro molto altro. Il mare, certo, il cielo, ovvio, la natura, ovunque. Ma soprattutto, mani, occhi, voci. Persone. Perché questo sono – soprattutto – le Tremiti: persone.
Gianni Campanaro è la memoria storica del Villaggio Tci ed è la persona non tremitese che da più tempo vive sull’isola. Ha i capelli e la barba bianco argento, le rughe del sole e dell’età, la pelle abbronzata di chi vive al mare. Eppure è arrivato qui dalla montagna. «Ho iniziato a lavorare all’albergo Sciliar del Touring, all’Alpe di Siusi, con Piero Cantoni», racconta. «Lui mi ha insegnato a sciare, a guidare il gatto delle nevi. E mi ha detto “questa è una famiglia, tu ora sei nella nostra famiglia”. E così io mi sento.» Nel 1979 Gianni arriva al Villaggio, che aveva aperto nel 1958, e quest’anno festeggia i sessant’anni.
All’epoca veniva qui Lucio Dalla insieme a Ron e a molti altri amici. Quando Dalla si costruì la villa sopra cala Matana(una delle tante minuscole spiagge dell’isola, immortalata nell’album Luna Matana del 2001), volle comprare il guscio dove aveva dormito tante notti al Villaggio. Il Touring li stava dismettendo, sostituendoli coi capanni: glielo regalò volentieri. Oggi il guscio è ancora lì, nell’ampio giardino che circonda la villa. Si può vedere, da fuori.

 
 
 

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