Renzi e Berlusconi, il duo Vincente?

A cura di Elia Fiorillo

E chi lo avrebbe mai detto, e soprattutto pensato, che Silvio Berlusconi potesse diventare un punto di riferimento, un ispiratore per quelli che lo volevano morto, politicamente s’intende. A sbirciare nel partito di Renzi sembra proprio così. Proprio quelli che hanno brindato quando il Cavaliere è stato fatto cadere da cavallo, oggi sperano che lui possa ritornare sui banchi del Parlamento italiano. Forza Italia con Sua Emittenza candidato potrebbe fare un balzo in avanti bloccando le aspirazioni di leader “duro e autosufficiente”, in tutti i sensi, quale vorrebbe essere Salvini.

Insomma, si scongiurerebbe l’avanzata del Matteo di destra, che più di destra non si può. Ma anche il pericolo che in caso di vittoria del trio Berlusconi-Salvini-Meloni la sorella – fratello – d’Italia Giorgia potesse sedersi a Palazzo Chigi come soggetto di mediazione tra i due super maschi, Matteo e Silvio.

Dopo anni di attacchi all’uomo di Arcore, quello del bunga-bunga, delle Olgettine, di Ruby Rubacuori, e chi più ne ha più ne metta, Silvio potrebbe essere l’uomo che può scongiurare, da una parte la salita al potere (leggi Palazzo Chigi) dei 5Stelle e dall’altra quella della Destra-centro, dove c’è pure lui all’interno. Ciò, però, nel caso che non il suo partito ma la Lega, diventata italiana, faccia l’en plein. Insomma, una seconda edizione riveduta e corretta del Patto del Nazareno. Allora si parlava di riforma del titolo V della Costituzione, della fine del bicameralismo perfetto con la trasformazione di Palazzo Madama in una “Camera delle autonomie”, senza elezione diretta dei rappresentanti, e modifica della legge elettorale. Oggi è in ballo il governo del Paese. Chi ruppe l’intesa allora fu il Matteo gigliato che non volle mediare con Berlusconi su chi doveva salire al Quirinale come presidente della Repubblica.

Si sentiva forte, allora, l’ex sindaco di Firenze e non poteva accettare il candidato di Silvio quel socialista, Giuliano Amato, che in fatto di gestione del potere non si sentiva, né era, secondo a nessuno. Era stato il fido furiere di Bettino Caxi, poi presidente del Consiglio dei ministri, ministro del Tesoro, ministro delle Riforme Istituzionali, Ministro dell’Interno, ecc.. Uno così al Quirinale, dopo Re Giorgio Napolitano, per un decisionista-assolutista come lui, Matteo, c’era da temere. Non ci possono essere due galli a cantare. E il solista non poteva che essere lui. Meglio allora Sergio Mattarella, che pure era stato vice presidente del Consiglio e più volte ministro, ma la pasta sembrava diversa. Eppoi, doveva essere lui a decidere e non Silvio. Questione soprattutto d’immagine.

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti. Il referendum che doveva essere l’atto dell’incoronazione di Matteo a capo assoluto d’Italia si è trasformato in una sconfitta epica. Comunque, la voglia di ritornare inquilino di Palazzo Chigi a Renzi è rimasta. Anzi, ogni volta che vede Gentiloni che si muove come una trottola a destra e a manca vorrebbe ripetergli un benaugurale “stai sereno”, ma i tempi sono cambiati.

Il Rosatellum, la nuova legge elettorale che sta per essere approvata, può essere paragonata ad una mistura di vino bianco con del rosso, con l’aggiunta di un bel po’ d’acqua di rubinetto. Un Rosato super annacquato, per capirci.

La notte delle elezioni non sapremo chi governerà il Paese. Potremo solo immaginare le possibili coalizioni. C’è allora bisogno di preparativi necessari ed opportuni per gli accordi post elezioni, visto che dalle urne non uscirà un vincitore. Se poi per Silvio dovesse andar bene con la sua Forza Italia, all’interno del trio Meloni-Salvini-Berlusconi, con la maggioranza assoluta presa dai tre, allora tutto cambia. Ma questa è un’utopia che nemmeno il più ottimista degli ottimisti berlusconiani ipotizza. In caso di accordo tra Fi e Pd è chiaro che il presidente del Consiglio lo farebbe Renzi, proprio per la maggiore forza elettorale. Da buon imprenditore Berluskaiser, come lo chiamava l’Umberto, si farà ricompensare alla grande.

E Speranza, D’Alema, Bersani e compagni con il loro Art.1? E Giuliano Pisapia con il suo Campo progressista? Dopo i saluti e baci dell’ex sindaco di Milano al giovane Speranza che pensa alla grande ma in fatto di numeri pare si sia fermato a tre, lui con Massimo e Pier Luigi, i giochi cambiano. Pisapia è sempre convinto di poter fare un nuovo Ulivo. Illusione? Chissà.

 
 
 

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