Meloni: guida la rivolta contro “l`inciucio rosso-giallo”

«Dico no al patto della poltrona» Partecipazione Piazza gremita In migliaia bloccati nelle vie vicine Sventolano tricolori, fischi a Conte E la folla urla: «Elezioni subito» Non saranno i trentamila proclamati dagli organizzatori quando la manifestazione volge al termine. Ma di certo sono molti di più di quei «500» che, da Forza Italia, con aria sprezzante avevano pronosticato alla vigilia. Il popolo sovranista si raccoglie davanti a Montecitorio nel giorno della fiducia al Conte-bis e a un tratto rende plastica la dicotomia che agita la società italiana: quella tra il «dentro» e il «fuori». Dentro c’è un «Palazzo» in cui Movimento 5 Stelle e Pd danno vita a un governo impensabile fino a poche settimane fa. Fuori c’è una piazza che, sondaggi alla mano, rappresenta quei due terzi di italiani che questo esecutivo lo stanno vivendo, se non come un’insopportabile forzatura, almeno come un’inaccettabile tradimento del consenso popolare. Il merito di aver creduto a una simile mobilitazione va tutto a Giorgia Meloni. «Ci dicevano che saremmo stati in pochi esordisce dal palco la leader di Fratelli d’Italia perché il lunedì mattina, al massimo, è il giorno di chiusura dei parrucchieri. E allora noi siamo tutti parrucchieri. Ma voi abbiate rispetto di un popolo che si ribella». Sorride, la Meloni. Davanti a sé vede una piazza gremita che è proprio come l’aveva immaginata e auspicata: con centinaia di bandiere tricolori e senza simboli di partito. Con tanto ceto politico, è vero. Ma soprattutto con tantissima gente comune. L’afflusso comincia presto, alle nove del mattino ci sono già diversi manifestanti davanti a Montecitorio. Dopo le dieci si cominciano a registrare i primi problemi di ordine pubblico. A via del Corso tante persone restano dietro le transenne, spingono, forzano il blocco, aumenta la tensione con le forze dell’ordine. Altri problemi simili si veriflcano all’eingresso» di piazza Capranica. C’è chi, in Fratelli d’Italia, se la prende col questore per una gestione dell’evento definita «vergognosa». Ma la realtà è che nell’area davanti Montecitorio non c’è più spazio neanche per uno spillo, non è che non si voglia far entrare la gente. È che, semplicemente, di più non ce ne sta. Per permettere a più gente possibile di partecipare, anche a distanza, viene allestito un maxischermo a piazza della Rotonda, vicino al Pantheon. Nella piazza principale è un fiorire continuo di striscioni e slogan. La folla si sgola a gridare «elezioni subito». Un gruppo alza in alto una poltrona con l’ironico cartello: «Ultimo esemplare disponibile, gli altri li hanno esauriti tutti». Altri se la prendono con Di Maio, novello esemplare dei «poltronari». Altri ancora mettono nel mirino «Bruxelles», intesa come simbolo di quelle istituzioni europee che hanno tifato fin dall’inizio per un epilogo simile di questa crisi. Il gioco più facile, per i vari leader che si alternano sul palco, è quello di nominare Giuseppe Conte. Immediatamente dalla folla si alza un «buuu» di disapprovazione. E la scena si ripete di continuo. «Ci sono due piazze completamente piene oltre a questa, migliaia sono venuti qui a dire no a questo governo. Riempiamo tutte le strade con tutti i tricolori, diciamo no a questi signori asserragliati in questo palazzo» dice la Meloni. «La cosa scandalosa – continua – è che questi qua sanno benissimo che stanno facendo una cosa che gli italiani non vogliono, e siccome sanno di non poter vincere le elezioni, le rubano. Sono ladri di democrazia, di sovranità». Poi arriva il momento del «bentornato» a Matteo Salvini quando il leader leghista si appalesa sul palco. C’è da ricostruire una piattaforma comune delle opposizioni, il prossimo appuntamento già fissato è per il 19 ottobre a piazza San Giovanni, luogo storico della «sinistra» che stavolta servirà a ricompattare la destra. Senza dimenticare ciò che è st
ato nell’anno appena trascorso: «È troppo facile dire che Salvini ha sbagliato ad aprire la crisi – spie- ga la leader di Fratelli d’Italia – è come fare gli allenatori a fine partita, per me la crisi andava aperta all’indomani delle elezioni europee. Inoltre io non ho capito moltissimo l’aver aperto la crisi per poi chiedere a Di Maio di fare il premier, dicendo che ha lavorato bene. Secondo me Di Maio ha lavorato pessimamente». Ma ora c’è da guardare al futuro. E poco importa che nella piazza manchi una «gamba» del centrodestra, quella di Forza Italia. Il necessario è che ci sia il popolo

 
 
 

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