L’intervista del Sovrintendente “Rosanna Purchia” del Teatro San Carlo di Napoli

A Cura di Valentina Busiello. Rosanna Purchia, Sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, una perla preziosa del San Carlo. Ho iniziato la mia carriera molto presto, ero ragazzina, andavo ancora a scuola e ho avuto la fortuna di crescere in un luogo che considero tuttora magico e dove vivo, Bagnoli. Qui ho avuto modo di crearmi tante amicizie tra cui quella con la famiglia Bennato, che per me è stata una seconda famiglia, al di là delle amicizie con i figli, che mi hanno portato ad entrare nel mondo della musica. Edoardo Bennato era la parte più Rock, mentre Eugenio tendeva più verso la musica classica, ma anche la musica popolare, quindi attraverso lui, è avvenuto l’incontro con un grande Maestro, Roberto De Simone. Ricordo che ancora ragazzina passavo ore e ore ad ascoltarlo, mi ha insegnato tanto, ma soprattutto mi ha insegnato una cosa fondamentale, saper ascoltare gli altri. Raccontava un mondo meraviglioso, delle conoscenze straordinarie, ho cercato come una spugna di assorbire i suoi racconti, ero felice, e quindi con lui, ho mosso i primi passi con la nuova Compagnia di Canto Popolare, che ho avuto l’onore e il piacere di portare in tutta Italia, in tutto il mondo, ed è tata una realtà bellissima, un’esperienza irripetibile. Poi, purtroppo all’apice del successo come spesso capita, i gruppi si dividono. Allora questo scioglimento del gruppo, mi ha portata a Milano, al Piccolo Teatro, negli anni ‘70, dove ho vissuto felicemente per 33 anni. Dissi a mia madre, “Stai tranquilla, 3 mesi e torno”. Da quel momento sono trascorsi 33 anni, una vita, ed è stata per me una scuola di altissima formazione, una disciplina, una caserma, una famiglia. Non solo mi ha permesso di ampliare il mio spazio, la mia veduta, frequentando i grandi del mondo e lavorando con loro, ma mi ha consentito di guadagnarmi la loro stima, considerazione, un arricchimento culturale enorme, un modo di essere, di pensare, di lavorare, insomma, migliore scuola non avrei potuto avere. Improvvisamente, un giorno, mi chiamano dal Ministero proponendomi di venire al Teatro San Carlo di Napoli, e così ho cominciato la mia avventura in questo meraviglioso Teatro. Un’avventura che è stata ed è meravigliosa e difficilissima allo stesso tempo, perché sono arrivata nel momento peggiore della crisi, con dei conti molto mal messi, debiti pregressi, insomma un fardello non facile da portare avanti, al quale poi si è aggiunta questa crisi generale che è stata economica, finanziaria, veramente un incubo, non ho mai mollato però e con grande tenacia ho lottato. Quando aprivo, nel lontano ormai 2009 i calendari di produzione del San Carlo, sentivo dentro di me qualcosa di innaturale, com’ era possibile che un gioiello come il San Carlo nei momenti migliori fosse aperto solo dieci giorni al mese? Per cui un passo alla volta, con l’aiuto di uno staff straordinario – pochi ma buoni – siamo riusciti insieme a lavorare bene. Sono arrivata al San Carlo per scelta e da sola, senza portare nessun collaboratore, abbiamo un po’ alla volta cominciato a mettere “la quinta” sulla produzione, a osare di volta in volta, aprendo sempre di più il teatro, al sociale, ai giovani, ai bambini, creando appositamente per loro una Stagione Educational. Ho ho cercato di portare tutto quel bagaglio che avevo avuto, la fortuna di fare mio, qui, e posso dire ancora che si può fare sempre meglio, ma posso essere molto soddisfatta ad oggi. Avendo spinto così tanto il piede sull’acceleratore, quando è arrivata la famosa legge Bray poi Franceschini, i piani di risanamento, l’obbligo di produrre sempre di più, per noi è stato quasi naturale perché ormai si trattava di un meccanismo acquisito, non era più un obbligo, ma un dovere, un piacere, quello di fare musica sempre, quanto più possibile. Oggi facendo un bilancio, dopo più di 10 anni al San Carlo, posso dire che siamo all’undicesimo anno di pareggio di bilancio consecutivo, abbiamo un debito fisiologico, abbiamo annunciato una Stagione estiva, la Stagione 19-20 che definirei una “maxi stagione”: 15 titoli d’opera, 5 di balletto, 22 sinfonici, Tournée ovunque, da Ravello, Orvieto, al Festival di Pentecoste di Salisburgo, stiamo lavorando ad una Tournee in Cina che ho già ribattezzato “la tournée del secolo”: 5 settimane consecutive nelle maggiori città della Cina, da Canton a Pechino fino a Shanghai. Abbiamo una Stagione Educational pazzesca, che vede oltre duecento mila persone entrare ogni anno al San Carlo, abbiamo il ”San Carlo per il sociale” che guarda a chi soffre sul territorio e nel mondo, insomma abbiamo fatto tanto. Il San Carlo per il Sociale è uno dei primi progetti che ho avviato, perché mi sono chiesta, ho pensato che il teatro doveva aprirsi. Un Teatro che rappresenta Napoli, che è il cuore pulsante anche di tutto quello che c’è intorno. Non si può uscire dal teatro, essere parte attiva ed integrante del territorio in cui si vive e poi bendarsi gli occhi e far finta che i barboni in galleria non ci siano, perché ahimè ci sono, come ci sono fabbriche che chiudono, famiglie che vanno in mezzo alla strada, nel mondo ci sono bambini che non hanno acqua. Insomma, allora abbiamo aperto questa strada, con la condivisione di tutti i lavoratori, in cui una parte degli incassi la devolviamo ad associazioni varie in occasione delle prove generali. Variano le associazioni e i progetti, c’è una collaborazione costante però che è quella con il Santobono. Oggi possiamo vantare una credibilità internazionale mai vista prima, oltre il 40 per cento del nostro pubblico è straniero. Siamo la sesta Community al mondo, l’accreditamento internazionale che abbiamo è fortissimo, ma è un accreditamento anche del brand San Carlo nel mondo. Se possiamo avere una stagione così ricca, non solo di titoli, ma di stelle, e perché le stelle ci amano e vengono volentieri da noi, perché noi non abbiamo mai, nemmeno in quei famosi momenti peggiori, abbandonato gli artisti, non ci siamo mai negati, loro hanno aspettato anche piu’ di un anno per avere i loro giusti compensi, hanno trovato qui’ sempre me, o qualche mio collaboratore pronto a spiegare loro le azioni che avevamo messo in campo. . Sono una persona che ama molto condividere, ascoltare, essere tollerante, però sono anche una persona che sa che a un certo punto hai in un ruolo di responsabilità devi avere la capacità di fare sintesi, prendere decisioni, anche impopolari. Ci vuole coraggio, anche di dire no sgradevoli, anche a persone che contano, ma dico sempre ai miei interlocutori quando ci sono magari situazioni problematiche: “io ho un solo padrone, il San Carlo e rispondo solo al San Carlo”. E non ci siamo secondo me, abbastanza impegnati per far venir fuori una nuova classe dirigente. E’ fondamentale ed importante creare una sinergia. Quando mi parlarono del San Carlo, avendo lavorato con Strehler alla Scala, all’Opera di Parigi, a Salisburgo, non era per me un mondo sconosciuto. E’ una delle macchine piu’ complesse, non solo nel mondo dell’arte, anche in generale. Qui al San Carlo ci sono cinque professioni diverse, ognuno con la propria dignita’, con degli orari di lavoro diversi, ognuno con delle specificita’, e poi la magia, , questi mondi cosi’ diversi, con orari diversi, specificità diverse, improvvisamente si incastrano a perfezione e danno vita a ciò che si vede in palcoscenico. Siamo veramente in pochi per generare cosi’ tanto lavoro. Quest’estate la vera news e’ Ravello, grazie all’attuale commissario Mauro Felicori che ha fatto una scelta assolutamente condivisibile: Ravello e’ un palcoscenico del mondo meraviglioso con un’utenza al 90 per cento straniera. E per loro che voglio fare Ravello il palcoscenico d’Italia, invitare le eccellenze italiane. Con il San Carlo inaugureremo, ma poi arriverà La Filarmonica della Scala, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, arriveranno anche le Orchestre del Massimo di Palermo, del Carlo Felice di Genova, del Comunale di Bologna , un grandissimo spazio sarà dato anche ai giovani di tutti i conservatori. Abbiamo le Universiadi, un progetto della Regione Campania, l’idea che a breve Napoli e la Campania verra’ invasa da ventimila atleti è stupendo perché i giovani donano energia e tante idee innovative. Un altro motivo di orgoglio, è che i tanti stagisti che passano dal San Carlo me li trovo in giro per il mondo, trovano lavoro in questo ambito perché fare un’esperienza di stage al San Carlo dona grandi competenze. Lavorare bene, gestire con rigore è un dovere. Questo lavoro mi ha portato ad avere contatti con artisti grandissimi. Questo contatto da un’apertura mentale, una capacita’ di introspettiva, di vedere dentro, di non fermarsi a quello che è esteriore, ma di scavare in profondità ed è questa la soddisfazione piu’ grossa di questo lavoro. Si ringrazia per la collaborazione la dottoressa Annalisa Rinaldi.

 
 
 

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