Isola di Barbana: un’oasi spirituale in un luogo senza tempo

Prendendo un traghetto dal Canale della Schiusa di Grado (GO), e navigando per 20 minuti verso l’estremità orientale della laguna, si raggiunge la piccola isola di Barbana, sede di un antico santuario.
Negli anni, la località è divenuta nota per essere una costante meta di importanti pellegrinaggi. Il più celebre, senza dubbio, è il Perdòn di Barbana. Questo ha origine nel 1237, quando i gradesi implorarono ai piedi della statua della Madonna di essere salvati dall’epidemia di peste che in quel periodo faceva soffrire quasi tutta l’Europa. Il “perdono” simboleggia la grazia ricevuta dal Cielo, e ispirò la creazione di una famosa processione che si svolge ogni anno la prima domenica di luglio. Molto suggestiva, si tratta di un pellegrinaggio formato da un grande corteo di barche decorate a festa, che si dirigono tutte verso l’isola per portare il corteo a una visita mistica e spirituale. Esse sono precedute dalla cosiddetta “Battella”, un’imbarcazione che trasporta la statuetta della Madonna degli Angeli dalla basilica di Sant’Eufemia di Grado fino a Barbana. Numerose persone assistono sempre sulla riva alla suggestiva processione, che è diventata un vero e proprio simbolo per la cittadina in provincia di Gorizia. Oltre a questo, l’isola è meta di molti altri pellegrinaggi, provenienti principalmente dai paesi della Bassa Friulana, svolti tra aprile e settembre. Sono tenuti inoltre pellegrinaggi notturni, con partenza al tramonto da Grado, e numerosi pellegrini giungono anche dall’estero.
Il nome dell’isola si pensa che derivi da un eremita di nome Barbano, che visse qui nel VI secolo, raccogliendo attorno a lui una comunità di monaci; l’isola precedentemente ospitava un tempio probabilmente usato come luogo di quarantena o lazzaretto. Secondo la leggenda, fu proprio l’eremita Barbano a ritrovare un’icona di una Madonna con Bambino arenata dopo una violenta mareggiata. Quest’ultima risparmiò la città di Grado, e il Patriarca Elia volle costruire una chiesa nel luogo del ritrovamento dell’icona; così nacque il santuario ancora oggi molto frequentato. Più volte ricostruita, presso questa chiesa verso l’anno Mille subentrarono i benedettini, che ci rimasero per circa cinque secoli. Il santuario e la sua comunità strinsero rapporti molto intensi con Venezia, tanto da far nascere anche la “Fratellanza della Beata Vergine di Barbana”, una confraternita di gondolieri. Ai benedettini subentrarono i frati francescani, presenti tuttora, a cui si deve la costruzione di una nuova chiesa, più capiente. Negli anni furono fatti anche altri lavori di ampliamento, specialmente nel XX secolo.
Arrivati sull’isola, ci si accorge subito della mole del santuario e del suo campanile. Su progetto dell’architetto Silvano Barich, autore anche del santuario di Monte Santo, l’edificio segue uno stile neoromanico. Con una pianta a tre navate, sormontate da una cupola, all’interno troviamo un’altare centrale con una statua della Madonna in trono con il Bambino, e due altari laterali dedicati a San Francesco e Sant’Antonio. Gli affreschi della cupola sono dell’ultimo secolo, e rappresentano varie scene, tra cui la processione del Perdòn e la visione del Patriarca Elia. A separare i soggetti ci sono figure bianche che costituiscono un’allegoria delle virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza). Sulla destra dell’altare maggiore si trova la cappella della Riconciliazione, mentre nella sagrestia si trova un quadro del Tintoretto, raffigurante un pellegrinaggio di gondolieri. È presente anche un frammento dell’olmo su cui si trovò l’immagine della Madonna ritrovata dopo la tempesta. Il campanile è alto circa 48 metri, con campane ricavate dal metallo dei cannoni tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, volte a lanciare un messaggio di pace. Interessante anche la piccola cappella nel bosco, all’esterno, e la cappella dell’apparizione, costruita nel luogo dove si dice sia stata ritrovata l’icona della Madonna nel VI secolo.
L’isola di Barbana è sicuramente una di quelle località in cui si respira un’aria diversa, dove a volte il tempo sembra fermarsi. Specialmente per la spiritualità qui presente, è un luogo magico, che costituisce senza ombra di dubbio un grande valore per Grado e per l’intera regione.

 
 
 

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