Intervista al Prof “Nicola Pasquino”

A Cura di Valentina Busiello: Eccellenza nel Mondo: il Prof. Nicola Pasquino, docente al Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Presidente del Rotary Club Napoli Angioino.
Nicola Pasquino, vincitore nel 1999 di una borsa di studio Fulbright, è Professore di Misure per la Compatibilità Elettromagnetica all’Università di Napoli Federico II, Responsabile Scientifico del Laboratorio di Compatibilità Elettromagnetica del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’informazione, Presidente del CT 106 “Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici” del Comitato Elettrotecnico Italiano e Coordinatore della Commissione Speciale “Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici” dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli.

Professore Nicola Pasquino, lei è un’Eccellenza nel Mondo, un Ambasciatore del nostro Mezzogiorno d’Italia, si distingue per le sue brillanti doti comunicative, da professionista quale è: Ingegnere, professore alla Federico II e ricercatore nel campo dell’Ingegneria, soprattutto nel settore dell’Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici. È anche Presidente del Rotary Club Napoli Angioino. Andiamo per gradi: Ci parla di questa carriera intensa, fatta di tante soddisfazioni?
“Non mi considero un’eccellenza, ma semplicemente un professionista che svolge con impegno il proprio lavoro di Professore Universitario e cerca di dare un contributo alla crescita e al miglioramento della propria comunità”. Lo faccio con la mia attività didattica, di ricerca e anche attraverso una intensa attività di divulgazione scientifica sul tema dell’esposizione umana ai campi elettromagnetici. E lo faccio anche attraverso l’impegno nel Rotary. La mia carriera universitaria è assolutamente normale, ma prima di parlarne vorrei ricordare di aver preso la maturità nel 1991 al Liceo Classico “Umberto I” di Napoli. Ci tengo a dirlo perché sono convinto che la mia formazione nel settore dell’ingegneria abbia ampiamente beneficiato dei miei studi classici: il modo in cui affronto l’attività professionale, la didattica e la ricerca sono stati positivamente condizionati da quella forma mentis che ho acquisito dagli studi classici. Ai miei studenti dico spesso che risolvere un problema di natura ingegneristica non è assolutamente diverso dal fare una versione dal latino o greco all’italiano. Nella versione, di un periodo devo individuare le singole componenti – la principale, l’incidentale, l’oggettiva, ad esempio – tradurle e poi rimettere tutto insieme facendo in modo che abbia il giusto senso. Nell’ingegneria non si lavora affatto in modo diverso: un problema di ingegneria va diviso in tanti piccoli problemi, ciascuno dei quali va poi risolto singolarmente per poi rimettere tutto insieme e dare una soluzione coerente. Dopo questa dichiarazione di gratitudine nei confronti degli studi classici, torniamo alla sua domanda. Dopo la maturità mi sono iscritto ad ingegneria, mi sono laureato con lode in Ingegneria Elettronica e successivamente ho conseguito il dottorato in Ingegneria dell’Informazione, con una tesi su modelli innovativi di camere riverberanti. Durante il dottorato ho anche vinto la borsa di studio Fulbright, una cosa di cui vado particolarmente fiero, che mi ha permesso di trascorrere un anno di studio e ricerca alla University of Pennsylvania a Filadelfia. Tornato in Italia, dopo il dottorato mi sono unito al gruppo di Misure Elettriche ed Elettroniche della Federico II, che aveva bisogno di una persona con competenze nei campi elettromagnetici che facesse ricerca nel settore delle Misure. Il Prof. Nello Polese, a cui va tutta la mia gratitudine e riconoscenza, insieme ai compianti Prof. Antonio Langella e Massimo D’Apuzzo, ritennero che io potessi avere le caratteristiche di loro interesse e fu così che, nel 2002, iniziò la mia avventura universitaria che mi ha portato ad occuparmi di Compatibilità Elettromagnetica e di Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici.
Professore Nicola Pasquino, ci parla più in dettaglio del suo impegno sul tema dell’Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici?

“L’Esposizione ai Campi Elettromagnetici non è un fenomeno nuovo, perché siamo da sempre circondati da fenomeni elettromagnetici: un esempio banale che mi viene in mente è quello della luce, dei fulmini, del campo magnetici terrestre”. Il problema è che negli anni, con l’industrializzazione e l’avanzamento tecnologico sempre più spinto, i campi elettromagnetici artificiali – quelli creati dall’uomo – hanno avuto un utilizzo crescente e ciò ha provocato un aumento nei livelli di esposizione dell’uomo. Penso, soprattutto, ai campi elettromagnetici generati dai sistemi di telecomunicazione, che spesso generano preoccupazione nella popolazione. La mia attività di ricerca principale è proprio riferita alle metodologie di misurazione dei livelli di esposizione ai campi elettromagnetici. I miei interessi scientifici mi hanno portato anche ad assumere incarichi a livello locale e nazionale. Sono infatti Responsabile del Laboratorio di Compatibilità Elettromagnetica del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione della Università degli Studi di Napoli Federico II, a cui sono orgoglioso di appartenere. Inoltre, il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli, su proposta del Presidente Edoardo Cosenza, a cui va la mia gratitudine, mi ha nominato Coordinatore di una Commissione Speciale che ha come focus l’Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici. Infine, dal luglio 2019 sono Presidente del Comitato Tecnico 106 del Comitato Elettrotecnico Italiano, che ha il ruolo di redigere le norme italiane relative alle Misure di Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici. Volendo fare una sintesi, diciamo che questi incarichi mi consentono di mettere la mia attività di ricerca a disposizione anche del mondo dell’industria, delle professioni, anche evidentemente degli altri Atenei, e spesso al servizio della comunità grazie ai tanti seminari che faccio su questo tema.

Ci parla anche dell’attività didattica?
“Credo che la didattica sia la parte più bella del lavoro di un professore universitario”. La pubblicazione di un articolo, le relazioni alle conferenze internazionali, il confronto con i colleghi sono certamente motivo di grande soddisfazione professionale, ma ancora maggiore è la soddisfazione quando si fa didattica, perché si aiuta uno studente a diventare un professionista. Non c’è dubbio che fare didattica investe il professore di una grande responsabilità, perché quello che si dice poi viene assorbito dallo studente e bisogna essere certi di essere chiari per trasmettere la giusta conoscenza, ma questa responsabilità viene ampiamente ripagata dalla consapevolezza di aver contribuito alla formazione di un giovane, alla creazione di un nuovo professionista che contribuirà con il suo lavoro alla crescita del proprio Paese, magari svolgendo la propria attività nel Mezzogiorno. E poi, nella docenza c’è la parte più “umana” della mia professione: avere studenti e tesisti che, dopo anni, vengono a trovarmi, mi aggiornano sui loro successi, mi ringraziano per ciò che hanno imparato durante la tesi è una soddisfazione impagabile. Sapere che qualcuno ti è riconoscente per quello che gli hai trasmesso ed anche per avergli insegnato a lavorare in gruppo, ad essere autonomo, a sviluppare un pensiero critico credo sia una delle cose più belle che possano accadere ad una persona.

Professore Nicola Pasquino, vuole illustrare a tutti i lettori cos’è il 5G, e soprattutto l’impatto che ha sull’uomo, in termini di salute?
“Il 5G è la quinta generazione di sistemi cellulari. Siamo partiti negli anni ‘90 con i telefoni analogici, poi siamo passati al GSM (il 2G), all’UMTS (3G), all’LTE (4G), e adesso siamo alla quinta generazione”. Dal punto di vista elettromagnetico il 5G, a parte una piccola banda di frequenze più alte che però avranno delle applicazioni molto di nicchia, non ha differenze sostanziali rispetto al 4G. Le persone sono spaventate perché con il 5G aumenterà il numero di antenne, ma questa è una questione tecnica che non ha un impatto diretto sulla popolazione. Infatti, quello che determina gli effetti del campo elettromagnetico è il livello totale di campo elettromagnetico a cui noi siamo sottoposti, e in Italia abbiamo i limiti più stringenti di Europa. Le antenne magari possono avere un impatto sul paesaggio, ma dal punto di vista di campo elettromagnetico quello che interessa è che il contributo di tutte le antenne non superi il limite. Questa è la cosa importante: Accertarsi che non venga superato il limite di legge, che l’Italia ha fissato a 6 V/m già dal 1998 perché il Legislatore ha voluto sempre avere un approccio estremamente cautelativo per la popolazione. Insieme ai limiti di esposizione, l’Italia ha ovviamente un insieme di procedure autorizzative e di controllo per garantire che i sistemi di telecomunicazione non superino i limiti. Ai cittadini vorrei trasmettere innanzitutto un messaggio di tranquillità, perché alla luce di più di 40 anni di ricerche su questo tema, la Scienza dice che non ci sono motivi per cui ci si debba preoccupare delle esposizioni ai campi elettromagnetici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito i campi elettromagnetici nella stessa categoria di rischio, in termini di possibile sviluppo di un cancro, dell’aloe vera e dell’acido caffeico, ma anche dell’attività di falegname e di carpentiere. La voce ufficiale della Scienza, unita a tutto il corpus normativo che in Italia è particolarmente stringente, mi porta a dire di non avere paura e di fidarsi di ciò che dicono le fonti scientifiche accreditate, anche perché la Ricerca va avanti e di certo continuerà a studiare il fenomeno per avere una conoscenza sempre maggiore.

Professore Pasquino, restando sul tema della Ricerca, secondo un suo punto di vista, quanto essa è importante?
“La Ricerca è importante perché è grazie ad essa che il mondo progredisce”. Se l’età media è aumentata è perché la ricerca medica ha fatto passi da gigante, basti pensare ai vaccini e alla penicillina. Per non parlare della ricerca in ambito tecnologico, quello a me più vicino: proviamo ad immaginare che cosa sarebbe successo in questo periodo di pandemia se non avessimo avuto la possibilità di una comunicazione rapida, uno scambio di informazioni istantaneo, fra i diversi Paesi del mondo; pensiamo a cosa sarebbe successo se non avessimo avuto la possibilità di continuare a lavorare da casa, se non avessimo avuto la possibilità di continuare a fare lezione via internet: il mondo si sarebbe fermato. La Ricerca è fondamentale, ha il suo positivo impatto in ogni aspetto della nostra vita. Se è vero che l’amore muove il mondo, la Ricerca fa sì che il mondo si muova un po’ meglio. Purtroppo, l’Italia investe poco in Ricerca, e certamente la situazione in questo momento non aiuta. Il mio auspicio è che, nonostante le proiezioni che vedono il PIL per il 2020 ridotto del 10% rispetto all’anno precedente, a pagarne le conseguenze non sia il settore della ricerca universitaria, di certo trainante per il Paese. Abbiamo la fortuna di avere un Ministro dell’Università e della Ricerca, il Professore Gaetano Manfredi, che conosce molto bene il mondo delle Università e la qualità della ricerca che esse svolgono, e sono confidente del fatto che egli farà tutto il possibile per dare il giusto peso al mondo della ricerca e dell’Università in generale.

Professore Nicola Pasquino, lei è il Presidente del Rotary Club Napoli Angioino. Ci illustra quali sono gli obiettivi e i progetti che si sviluppano all’interno di questo Club?
“ Sono Presidente del Rotary Club Napoli Angioino dal luglio 2019, lo sarò fino al 30 giugno”. Il Rotary ha come motto “Servire al di sopra di ogni interesse personale”, che mette in chiaro quale sia lo spirito della nostra associazione: mettersi al servizio degli altri. Il nostro servizio si concretizza attraverso progetti di solidarietà, realizzati grazie alle competenze professionali e le capacità progettuali dei nostri soci. I nostri progetti spesso nascono al nostro interno, dalla nostra creatività, altre volte associazioni esterne al Rotary ci chiedono collaborazione che noi volentieri forniamo. I progetti che abbiamo sviluppato sono tanti: a dicembre abbiamo collaborato sia con l’ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo) e con la onlus Monelli tra i Fornelli, che segue i ragazzi ospiti del Carcere Minorile di Nisida. Già a marzo, appena iniziata l’emergenza CoViD, abbiamo collaborato con due Associazioni che si occupano di persone senza fissa dimora. Da poco chiuso un progetto in collaborazione con l’Accademia del Remo e dello Sport alla quale abbiamo fornito un defibrillatore e per la quale i nostri soci medici forniranno gratuitamente la propria attività professionale. L’Associazione segue ragazzi e adulti con problemi della sfera relazionale e mira ad un inserimento sociale attraverso lo sport. Voglio anche ricordare la collaborazione con la Pippo Coppola Onlus, che segue circa 90 famiglie del litorale Flegreo fino a Napoli alle quali, grazie anche alla partecipazione dei nostri soci farmacisti, abbiamo fornito medicinali. Abbiamo cercato di dare il nostro supporto anche alle famiglie in difficoltà economiche a causa dell’emergenza sanitaria versando un contributo consistente al progetto “Cuore di Napoli” dell’amministrazione comunale di Napoli. Come ultimo progetto, però, voglio ricordare quello che consentirà alla onlus “La casa di Matteo” di dotarsi di strumentazione necessaria per la telemedicina, così che i piccoli pazienti che ospita non debbano spostarsi verso le strutture ospedaliere. È un progetto che ci sta particolarmente a cuore perché destinato a bambini in gravi condizioni mediche. Questo, e tanto altro, è possibile solo grazie all’impegno di quei soci che si impegnano quotidianamente affinché i progetti possano essere portati avanti, spesso sottraendo tempo alle proprie famiglie. A loro va il mio grazie per l’impagabile spirito di servizio che dimostrano.

Progetti futuri?
“Avevamo in conto di organizzare una visita agli Scavi di Ercolano per i ragazzi della Pippo Coppola onlus, e spero vivamente che entro il mese di giugno, prima della fine del mio mandato, questa iniziativa si possa realizzare”. Continueremo a dare il nostro contributo al progetto “@scuolasenzabulli” organizzato dal Co.Re.Com., dall’Ag.Com. e dalle scuole della Campania per contrastare il fenomeno del bullismo.
Altri progetti?
“Collaboreremo con il Centro Clinico Nemo, che si prende cura delle persone affette da malattie neuromuscolari, come la SLA, la SMA e le Distrofie Muscolari. Siamo stati contattati e, insieme all’Assessorato alla Salute e all’Assessorato allo Sport del Comune di Napoli, alla Sezione di Napoli della Lega Navale, parteciperemo ad un progetto innovativo sul territorio nazionale: la struttura di Napoli sarà la prima a sperimentare la velaterapia, che si ritiene possa dare beneficio alla condizione psicologica dei pazienti”.

Professore Nicola Pasquino, ci auguriamo che questa situazione di emergenza possa terminare al più presto per ritornare alla nostra vita, ma soprattutto ai nostri rapporti sociali. Pensa che cambierà qualcosa nel nostro modo di rapportarci agli altri?
“Luciano De Crescenzo, nelle vesti del Prof. Bellavista, definiva i cittadini meridionali “uomini d’amore”, per la loro naturale propensione allo stare insieme, alla socialità fatta anche di piccoli gesti come il prendere un veloce caffè per salutarsi e scambiare quattro chiacchiere”. Credo che ci vorrà del tempo affinché tutto possa tornare normale, ma non ho dubbi che la nostra natura prevarrà sulle paure e che torneremo presto ad essere gli stessi “uomini d’amore” di prima.

 
 
 

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