Giffoni: don Luigi Ciotti, gli ultimi mi hanno cambiato la vita

“A me la vita l’hanno cambiata i poveri e gli ultimi, solo quando ho dormito in treno con loro ho
capito”. Don Luigi Ciotti, ospite oggi del Giffoni Film
Festival, ha parlato con i ragazzi in un lungo incontro senza
filtri. Tanti i temi toccati, dalla politica alla criminalita’ :
“Secondo me la piu’ bella definizione di politica l’ha data un
pontefice, Paolo VI , che aveva detto ‘e’ la piu’ alta dimensione
al servizio del bene comune’. La politica deve essere vicina
alla strada, alla gente. Altrimenti non e’ politica. Siamo tutti
chiamati ad essere cittadini non ad intermittenza, troppi
guardano solo dalla finestra”. E ha analizzato l’attuale
situazione “Ci sono 5 rischi dalla quale la societa’ oggi deve
vedersi: 1. La caduta della democrazia in molti paesi del mondo;
2. Le tante guerre in atto di cui non si parla; 3. La catastrofe
ecologica, e su questo sono siete stati proprio voi giovani a
mobilitarvi in modo sincero e meraviglioso; 4. I poteri
dell’informazione che e’ nelle mani di pochi; 5. La
globalizzazione della criminalita’ che ormai e’ su piu’ fronti,
sociale, ambientale, medico”. Il pensiero va anche ad uno delle
persone a lui piu’ care, Don Tonino Bello: “Ricordate sempre
quello che disse Don Tonino ‘non mi interessa chi e’ Dio ma da
che parte sta’. Il Vangelo ci indica la strada, giustizia,
liberta’ , carita’ . Noi non lottiamo contro la mafia, noi lottiamo
per la vita. Lottiamo per rendere liberi dall’usura, dal
traffico di stupefacenti, dalla corruzione. Dobbiamo impegnarci
per la giustizia”.
E ha citato un esempi concreti portati avanti
dall’Associazione ‘Libera’, nata per contrastare i soprusi delle
mafie. “Per contrastare il dominio edilizio della mafia, abbiamo
raccolto un milione di firme dal basso, questo e’ un segno
importante. Un milione di persone ci hanno messo la faccia.
Siamo andati per cinque anni a Bruxelles, per avere da parte
dell’Europa una direttiva che potesse confiscare alla mafia i
beni abusivi”. E Don Ciotti ha ricordato che “ogni anno il giro
d’affari della mafia, del gioco d’azzardo, del traffico di
stupefacenti, della corruzione e’ praticamente pari al piano
italiano per il Next Generation Eu, 221 miliardi di dollari. Le
mafie acquistano in contanti, ora che contanti non ce ne sono,
investono in fondi immobiliari, fanno anche beneficenza ma
dobbiamo ricordare che non e’ tutto gratis”.
Incalzato dalle tante domande dei ragazzi, sul tema dei
pentiti ha detto: “E’ vero che bisogna snellire la burocrazia ma
non bisogna abbassare i controlli. Giovanni Falcone si era molto
battuto affinche’ i collaboratori di giustizia potessero avere
uno sconto di pena, ma la magistratura deve verificare che la
collaborazione sia reale. Proprio le giuste verifiche avevano
permesso a Falcone, attraverso le dichiarazioni di Buscetta, di
conoscere il sistema di Cosa nostra e altri meccanismi criminali
e quindi arginare questi giochi. Oggi la mafia non e’ piu’ al Sud
e non e’ piu’ solo questione di uomini, ci sono anche molte donne
in ruoli di potere che pero’ iniziano a ribellarsi a quel
sistema”. Don Ciotti ha ricordato anche un episodio
significativo della sua missione “150 detenuti di un carcere di
alto livello un giorno aveva chiesto di incontrarmi, io li ho
ascoltati ma con la giusta distanza, non ho modificato il mio
linguaggio. Alla fine l’unica cosa che potevo fare era fargli
prendere coscienza”. Un ultimo pensiero e’ per i giovani: “Una
societa’ che non investe sui giovani, non investe nel futuro”.

 
 
 

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