Croci in piazza contro la crisi: Sos imprese, ora fa paura il rischio “usura”

Commercianti, operatori turistici, ristoratori ïn centinaia al Plebiscito, poi vertice con il prefetto «Basta con le restrizioni, ora fateci lavorare» Confesercenti: le nostre istanze trasmesse al governo Valerio luliano II calvario degli imprenditori campani messo in scena in piazza del Plebiscito. L’iniziativa è della Confesercenti che ieri mattina ha esposto al centro della piazza 15 croci, portate in spalla da altrettanti rappresentanti delle categorie martoriate dalla crisi economica. Su ciascuna croce veniva riportato uno degli argomenti che affliggono ogni giorno gli esercenti, dall’Iva alla Tari, cartelle esattoriali , dagli affitti e dalle utenze fino alle esposizioni con le banche ed allo spettro della malavita che incombe sulle aziende. Alla manifestazione hanno partecipato oltre mille imprenditori. Chiediamo al governo – ha spiegato il presidente di Confesercenti Campania e delegato alle politiche del Mezzogiorno Vincenzo Schiavo – di varare un decreto legge per gli imprenditori, un Decreto Imprese che dia risposte concrete, reali e certe alle nostre aziende, con sostegni adeguati di al meno il 30% rispetto al fatturato perso». I ristori – o sostegni elargiti dagli ultimi due governi vengono considerati troppo esigui dall’associazione e perciò da Confesercenti arriva l’appello all’attuale esecutivo a tenere in maggiore considerazione le tribolazioni dei commercianti. Un che Schiavo giustifica anche con il «bisogno di garantire credito immediato per tutti gli imprenditori, anche per chi ha le segnalazioni al Crif, o è nell’elenco dei cosiddetti cattivi pagatori. Chiediamo un anno fiscale bianco, perché le nostre imprese non sono in grado di sostenere i costi fissi, le tasse, gli affitti e le utenze, avendo zero incassi . Le imprese campane perdono circa un milione di fatturato al giorno, 50 miliardi sono stati bruciati in un anno (dai 93 del 2019 si è passati ai 43 del 2020). Tra i settori più penalizzati in Campania, il turismo, che ha perduto 800 milioni di euro di fatturato ” secondo Schiavo ” e che ieri era rappresentato da numerosi operatori. «II nostro – sottolinea Roberto Pagnotta, coordinatore di Assolutismo è un settore completamente dimenticato. Anche il presidente Draghi ha posto l’accento sulle nostre sofferenze, in occasione del suo insediamento. Ora c’è bisogno di fatti concreti, a par tire dalla defiscalizzazione degli oneri. Abbiamo già perduto una stagione e non possiamo permetterci il lusso di perderne un’altra». Per Jasmine Palmieri, giovane guida turistica, «dobbiamo portare a regime le vaccinazioni per essere pronti a ricevere i viaggiatori, come accadeva fino a un anno fa. Tutti i Paesi europei sono già pronti per partire e noi siamo ancora fermi. Da quando è iniziata la pandemia, ho lavorato solo ad agosto. Nel 2020 abbiamo fatturato solo il 20% rispetto all’anno precedente. Un disastro». In piazza una folta delegazione di ristoratori. «Siamo in ginocchio – dice Paolo Surace, titolare di Mattozzi a piazza Carità – con il ristorante e con la pizzeria. Abbiamo solo tasse da pagare. Chiediamo di riaprire e non chiudere mai più. L’ultima cena l’abbiamo servita ad ottobre. È un momento veramente drammatico e il delivery non serve». Sulla stessa lunghezza d’onda Vincenzo Staiano, titolare di una pizzeria a Lettere ed autore di una singolare preghiera dinanzi alla basilica di San Francesco di Paola. «Ho una famiglia da mantenere e poi le famiglie dei miei dipendenti che sono in Cig e non sanno come andare avanti. Fateci riaprire. Dalie nostre parti c’è la disperazione ed io ho potuto chiedere aiuto solo a Dio, entrando in chiesa». Tra i manifestanti anche i barbieri, una delle poche categorie costrette ad interrompere l’attività a partire dal 6 marzo. «Oggi mi rendo conto
di non avere un futuro. Il governo ci fa chiudere e poi riaprire continuamente», spiega Alberto Ascione, parrucchiere di Barra. «Lavoro da 50 anni e non so fare nient’altro. Ho una famiglia e due figli minorenni. Perché ci hanno costretto a chiudere dì nuovo dopo tanti mesi in cui lavoravamo tranquillamente su prenotazione conclude il parrucchiere – e con un solo cliente per volta

 
 
 

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