Coronavirus: la Cina rifà i conti, migliaia di nuovi casi “le dimensioni fanno paura”

Lo sapevamo: i casi di coronavirus che la Ciña riesce a misurare sono solo la punta di un iceberg. Ma quando ieri parte dell’iceberg è emersa all’improvviso le dimensioni hanno fatto paura. In Hubei, epicentro del contagio, il numero di casi confermati è salito di 15 mila unità, dieci volte più del giorno precedente. E i morti sono più che raddoppiati: 242. Un’impennata inattesa, dopo la flessione dei giorni precedenti. Ma che non rimette un’incontrollata diffusione del virus, bensì la scelta di classificare i casi diversamente. Finora le autorità dello Hubei consideravano “confermati” solo i pazienti positivi al test in laboratorio. Da ieri hanno inserito nel conto anche quelli con diagnosi fatta in ospedale, per esempio se la tac rileva una polmonite. L’apparente aumento è in realtà uno spostamento: casi che prima erano “sospetti” sono diventati “confermati”. Per capire il perché bisogna considerare la situazione tragica dello Hubei: gli ospedali sono al collasso, personale e kit per i test scarseggiano. Molti malati aspettano un risultato per giorni, alcuni muoiono nell’attesa. Una crisi senza precedenti che ha portato a sottostimare i casi reali e a gonfiare quelli sospetti. Perciò le autorità hanno deciso di dare più discrezionalità ai medici, che potranno più velocemente isolare o ricoverare il malato. Ma la mossa, applicata solo in Hubei, è anche un tentativo di af ferrare meglio le proporzioni dell’epidemia, proprio lì dove il regime viene accusato di aver sottovalutato o nascosto i rischi. Il ricalcolo è arrivato proprio mentre i media di Stato annunciavano la rimozione dei vertici locali del Partito, il segretario di Wuhan e quello della provincia Jiang Chaoliang. È il papavero più alto caduto finora: Xi Jinping lo ha sacrificato per isolare le responsabilità a livello locale e far vedere che le cose sono cambiate. Al suo posto arriva un fedelissimo, l’ex sindaco di Shanghai Ying Yong. «La scelta di includere nel conto i casi probabili è ragionevole – dice Ben Cowling, professore di Epidemiologia a Hong Kong – Permetterà di seguire meglio l’evoluzione del contagio». Secondo l’Oms, i cui tecnici dovrebbero infine entrare a Wuhan nel weekend, l’impennata statistica non segna un cambiamento nella traiettoria dell’epidemia. La correzione però non fuga del tutto i dubbi sulla trasparenza cinese: mancano criteri chiari e dati sul personale medico infettato, essenziali per capire l’aggressività del virus. Al di là di reticenze o errori, poi, tutti riconoscono che i numeri reali sono superiori a quelli misurati, visto che molti contagiati hanno pochi o nessun sintomo. «Sappiamo che c’è un iceberg – sintetizza Cowling- non quanto è grande». Intanto ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incassato il successo della sua strategia di distensione nei rapporti con la Ciña, dopo i malumori di Pechino per la decisione del governo di bloccare i voli. «Le difficoltà sono tem poranee, le amicizie imperiture», è il messaggio che gli ha fatto recapitare Xi Jinping al concerto organizzato dal Quirinale con la pianista cinese Jin Ju. Il presidente cinese si è detto «commosso» dal constatare come «la vera amicizia si veda nel momento del bisogno», ricordando la recente visita di Mattarella a una scuola frequentata da molti bimbi cinesi. Il capo dello Stato ha ribadito il sostegno italiano e si è detto «fiducioso» nelle scelte di Pechino. Sale invece l’allarme in Giappone, dove ieri è morta la prima persona contagiata, la terza fuori dalla Ciña: una donna SOenne, ricoverata per un’altra patologia e risultata positiva dopo la morte. Sulla Diamond Princess, la nave da crociera in quarantena a Yokohama, i casi accertati sono diventati 218 (tra cui nessuno dei 35 italiani). E il governo ha deciso far sbarcare alcuni passe partito  II presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la pianista cinese Jin Ju che si è esibita nella cappella Paolina del Quirinale in occasione dell’anno della cultura e del turismo Italia-Cina 2020

 
 
 

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