Coronavirus: che estate sarà?

Non saranno le solite vacanze Le vacanze estive: l’orizzonte verso il quale gli italiani reclusi per contrastare l’epidemia da coronavirus, guardano con grande speranza. Nel decreto legge emanato dal presidente della Repubblica, però, viene ribadito che le misure saranno rimodulate – aumentate o diminuite – in base alla diffusione di questo mostro invisibile. E il tutto potrà andare avanti anche fino al 31 luglio, data fissata come possibile fine dell’emergenza già a gennaio, quando la malattia ha fatto la sua apparizione. Allora la prospettiva di andare in ferie prende un’altra piega. «È difficile dire quanto potrà durare l’epidemia – spiega il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiólogo dell’università di Siena perché il virus è davvero imprevedibile. Quello che si sta facendo ora in Italia, con le chiusure e i divieti, mi pare un buon compromesso. E forse potremo avere dei buoni risultati intomo ad aprile-maggio, mantenendo un livello di chiusura ancora piuttosto alto».Di certo, però, difficile immaginare che possa scattare un’ora ÷ dalla quale si toma di nuovo tutti liberi. Di assembrarsi, di mangia re il pescetto al mare, di partire per il resto del mondo. «Il nostro riferimento scientifico resta la Ciña, Hubei – chiarisce l’esperto La situazione si è risolta in sei settimane. Tutto chiuso per 60 milioni di cittadini, anche se l’altro miliardo di abitanti ha continuato a produrre per portare il cibo, le attrezzature sanitarie e tutto quanto servisse a chi stava nella zona rossa». I dati di ieri parlano di una leggerissima flessione nei contagi, anche se i decessi restano elevati. «Il buon segno è che non ci sia una crescita della diffusione – sottolinea ancora Lopalco -1 morti continueranno a esserci, perché sono quelli che si sono contagiati otto giorni fa. L’epidemia italiana è la sommatoria di tante epidemie, il grosso viene dalla Lombardia. E per essere certi che la situazione stia migliorando, non è tanto li che bisogna guardare, quanto al trend delle altre regioni». Oltre ai paesi del Nord, che sono quelli che stanno soffrendo maggiormente, nonostante i transfughi. Centro e Sud sembrano avere una diffusione contenuta. Per il professore, è su questo che bisogna insistere. «Io spero proprio che non si debba arrivare al 31 luglio con le chiusure attualmente in vigore – considera E sono quasi certo che, presto o tardi, l’epidemia lombarda scenderà. Gli sforzi devono essere concentrati affinchè non si crei un’altra Lombardia. Se parte un altro focolaio cambierà lo scenario.

 
 
 

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