Casal di Principe ricorda il suo “don Peppino”: intitolazione dello stadio comunale ad Angelo Scalzone

Dopo 45 lunghi anni, Casal di Principe rende finalmente il dovuto onore al suo “don Peppino”, come erano soliti chiamarlo, l’atleta che ne associò il nome ad un evento ben lontano da storie di sangue e camorra: due realtà sport-12 infinitamente distanti ma che, in questa storia, hanno come unico elemento di condivisione le armi. L’eroe è Angelo Scalzone, l’infallibile cecchino di Monaco ’72: con un punteggio record di 199 piattelli su 200, si aggiudicò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di quell’anno, nel tiro a volo specialità piattello fossa. Un trionfo dal sapore di impresa: contro ogni pronostico, riuscì a vincere il temibile tiratore francese Michel Carrega, mantenendo freddezza e concentrazione pur sapendo di dover superare l’alto punteggio di 198/200, conquistato poco prima dall’avversario. A Casal di Principe, suo luogo di nascita, fu festa grande in una data che ora, nel 2017, diventerà memorabile per un altro riconoscimento: sabato 9 settembre, infatti, alle 18:00, si terrà la cerimonia d’intitolazione dello stadio comunale, come annunciato su Facebook dall’assessore allo sport Ludovico Coronella. Quello stadio, ancora in costruzione all’epoca della vittoria di Scalzone, ora ne porterà il nome e ne conserverà il ricordo, così come la strada a Villaggio Coppola, frazione di Castel Volturno dove risiedeva, ribattezzata lo scorso 22 luglio. L’importante merito di mantenerne viva la memoria va attribuito alla famiglia del campione: i figli Armando, Roberto e Sergio, così come i nipoti Andrea ed Angelo hanno dovuto lottare contro il silenzio che lo ha avvolto per troppi anni, rendendosi promotori di commemorazioni e fautori di un fruttuoso dialogo con le Amministrazioni dei due comuni che ne segnarono la vita. Un contributo, il loro, che non ha riguardato soltanto il suo ricordo, ma che ha travolto anche le loro vite, ognuna dedicata ad una diversa disciplina nel mondo dello sport: Armando è un ex cestista, Roberto allenatore della squadra di tiro a volo in Qatar, Andrea pallanuotista ex militante nella squadra del Posillipo, Angelo calciatore ex settore giovanile del Napoli. L’uomo invece, celato dall’aura di mito che lo avvolse ben presto, lo ricordano con nostalgia la moglie Carmela e i fratelli Alfonso, Lina e Clara: stroncato da un male incurabile a soli 56 anni, i familiari restituiscono il ritratto di un uomo con il sorriso stampato sul volto, straordinariamente determinato e caparbio, dal travolgente carisma, fortemente legato alla famiglia e agli amici, che per lui rappresentavano tutto. “Noi casalesi potremmo sentirci ancora più fieri ed orgogliosi dei nostri natali”, scrive Coronella nel post citato in precedenza: ottimo modo valorizzare, far conoscere, ricordare coloro che hanno dato onore alla propria storia. Sarebbe consigliabile soltanto evitare simili ritardi.
A cura di Maria Nicolina Baldascino

 
 
 

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