Cardarelli: effetto varianti, i reparti zeppi di malati Covid, “la terza ondata sembra alle porte”

Il Cardarelli toma pieno zeppo di malati Covid e nonostante i posti quasi raddoppiati (da 95 a 150), la ricettività dell’ospedale è ormai ridotta al lumicino. Dopo settimane in cui il Cotugno ha drenato decine di malati dal pronto soccorso dell’ospedale ora in aiuto della più grande emergency della città giungono i Covid center della Asl Napoli I dove saranno trasferiti ogni giorno, tramite il 118 , i pazienti in over booking del Cardarelli. Sono le 20,34 del 10 febbraio scorso quando nella chat dell’Unità di crisi i Antonio Postiglione dirigente dell’assessorato lancia il primo allarme ai manager di Asl e ospedali segnalando «la grave sofferenza del Cardarelli per la saturazione dei posti letto di degenza Covid», «Come concordato anche nell’ultima riunione con il Presidente c’è la necessità – avverte di un supporto urgente nelle more di una nuova imminente programmazione regionale». Già da giorni De Luca ha chiesto a tutti i direttori generali di procedere all’attivazione dei numero massimo dei posti letto Covid reclutabili senza chiudere ambulatori e ricoveri, L’invito è a collaborare con il Cardarelli, È lo stesso Longo nella chat a fare presente di non poter contare su altri posti letto e che, anzi , sarebbe sua intenzione ridurli per garantire le attività ordinarie sacrificate per l’assistenza Covid, La Asl Napoli I fa anch’essa presente di assicurare da mesi oltre il massimo della sua previsione. Al 25 febbraio risultano attivi in città nei vari plessi della Asi, 16 posti di rianimazione (a Napoli est) espandibili secondo le necessità, 28 di sub intensiva (20 al Loreto e 8 all’ospedale del mare), 112 di degenza e45 di degenza specialistica con una disponibilità residua che a ieri è di 8 posti in rianimazione, due in sub intensiva (al Loreto) e 23 in degenza e 17 di specialistica al presidio della Doganella dove l’ortopedia è piena. Il report delle disponibilità viene dunque aggiornato quotidianamente dalla Centrale operativa del 118 per effettuare i trasferimenti. La situazione resta critica: nei giorni scorsi una paziente di 71 anni, C, L, affetta da una patologia neoplastica, positiva al Covid, in attesa di un ago aspirato si è aggravata dopo due settimane di degenza con maschera e casco. Intubata d’urgenza dall’anestesista di turno è deceduta in attesa di trasferimento in rianimazione, I familiari, già avvertiti delle gravissime condizioni sopravvenute, hanno assediato il reparto sostenendo che la congiunta fosse stata infettata in corsia, È intervenuta la polizia. Si fanno sentire i sindacati della dirigenza medica (Anaao, Aaroi, Cimo, Fvm e Anpo): «II Cardarelli paga la fragilità degli altri presidi accogliendo un numero spropositato di pazienti Covid – avvertono – basterebbe trasferire automaticamente altrove i malati infetti». Chiedono di chiudere il Covid 4 per rilanciare la Medicina intema e restituire la Week-surgery al rilancio della chirurgia. Sottolineano poi che Cardarelli e umigno pieni i pazienti Covid dirottati â gli ospedali dell’AsI «l’attività chirurgica di elezione stenta a riprendere nonostante gli annunci con conseguente vantaggio della medicina privatistica», e puntano il dito sul «calo vertiginoso dei proventi dell’intramoenia». L’intersindacale elenca poi ² punti al palo delle trattative in corso con l’azienda: il precariato e la contrattazione decentrata (concorsie scorrimento delle graduatorie, stabilizzazioni, il no gli avvisi pubblici. E poi il Trauma center, il pronto soccorso e ²’Îܲ da riorganizzazione, la verifica del fabbisogno di personale in pronto soccorso. Infine una serie di domande: Perché non è stata sottratta la linea Trauma all’urgenza affidandola ai chirurghi? Perché il codice rosso non viene affidato agli anestesisti? La risposta del manager è laconica.

 
 
 

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